Recensioni

Da Phuket a Singapore, un aeroporto fantasma e un volo (quasi) privato

Quando si entra in un aeroporto per prendere un volo, in questo periodo di pandemia, non si ha mai idea…

Quando si entra in un aeroporto per prendere un volo, in questo periodo di pandemia, non si ha mai idea di cosa accadrà.

Nell’ultimo mese ho viaggiato molto e devo dire che tutti gli scali europei che ho frequentato mi sembravano molto vicini a quelli del “mondo di prima”.

Le notizie che arrivano da oltre oceano dicono, più o meno, le stesse cose. Le compagnie americane sono tornate a fare utili, a volare con quasi tutta la flotta e si preparano a tornare ai numeri pre pandemia molto prima del previsto.

L’est del mondo invece è tutto un altro discorso. Il continente australe è chiuso, anche la bolla tra NZ e AUS è stata messa in pausa. Il Giappone è aperto, praticamente, solo agli atleti delle Olimpiadi. 

In Asia l’unica novità, in attesa che Singapore confermi la volontà di riaprire le frontiere a settembre, è Phuket e il sandbox, ovvero il protocollo che ha di fatto riaperto l’isola ai turisti di tutto il mondo.

Il mio viaggio è stato proprio in direzione della più grande isola della Thailandia, quella che nel mondo di prima attirava decine di milioni di turisti ogni anno e che invece, dal primo di luglio, ha visto arrivare poco meno di 13mila visitatori, me compreso.

L’aeroporto di Phuket

Quando ho messo piede in aeroporto, ho subito avuto la sensazione di trovarmi in uno scalo di provincia, dove ci sono giusto un paio di voli al giorno (come accaduto quando ho volato da Parma a Bari con Ego Airways), e non in uno scalo internazionale che nel 2019 ha registrato 19 min di passeggeri.

Era completamente deserto, e quando dico completamente intendo dire che non c’era nessuno, escluso 6 passeggeri in attesa che aprisse il check-in del volo SQ 735 per Singapore.

Vista la mole di documenti che devono essere controllati, e che cambiano a seconda della destinazione finale del passeggero, viene richiesto di arrivare 3 ore e mezza prima del volo.

Come detto, la burocrazia prevede molto di più che controllare biglietto e passaporto, bisogna controllare tamponi molecolari, passenger locator form, requisiti di ingresso negli aeroporti dove si farà scalo e quelli della destinazione finale.

Con così pochi passeggeri non ha proprio senso far arrivare le persone così presto, forse lo avrebbe in un aeroporto intasato di voli. Nell’arco delle 24 ore, invece, erano solo 4 i voli in partenza, di cui 2 di Singapore Airlines, la compagnia che in questo momento vola di più su Phuket (anche più di Thai Airways), quindi sarebbero stati necessari solo 60 minuti di anticipo.

La cosa che colpisce è che il personale sia comunque tanto, per un aeroporto così vuoto, c’è quasi imbarazzo nello scegliere su quale fila andare per passare i controlli di sicurezza e quelli della dogana, le piste aperte erano molte.

Dietro i controlli la desolazione regna sovrana. Nell’area sterile si trovano un duty free e una farmacia, senza alcun cliente. L’unico punto ristoro aperto era un Subway nel centro del terminal.

Il terminal internazionale ospita 5 lounge: due sono della Thai Airways, si tratta di due sale gemelle al piano superiore. Ovviamente erano entrambe chiuse, e non perchè non ci fossero voli della compagnia di bandiera in programma. Normalmente, avendo lo status Gold nel programma KrisFlyer, avrei potuto accedere a queste lounge dato che Thai è parte dell’alleanza Star Alliance come Singapore Airlines. Più grandi, ma altrettanto chiuse le due lounge Coral, ubicate vicino a quelle di Thai.

C’è poi una quinta sala vip, sempre Coral, nella zona opposta del terminal rispetto all’ingresso.

La lounge Coral Vip

Questa lounge è quella dove vengono invitati i passeggeri di business class di Singapore Airlines ed è accessibile anche ai titolari di Priority Pass.

All’interno della lounge, in totale eravamo in 3: tutti i passeggeri di business class del volo verso Singapore.

La lounge non è particolarmente luminosa, ma ha il vantaggio di avere una terrazza che permette di ammirare la pista. Peccato che era in evidente stato di abbandono (e che non c’erano aerei da guardare in pista).

L’attenzione per la pulizia in lounge è totale, tutti i cibi sono confezionati in monodose.

Devo ammettere che sono stato piacevolmente sorpreso dalla qualità e quantità dell’offerta a disposizione, soprattutto considerando che il volo successivo al mio sarebbe partito 6 ore dopo.

Varie proposte di piatti caldi e freddi, un frigo fornitissimo di bevande e anche qualche dolcetto. Una macchina per caffè e cappuccino e biscotti, assolutamente più che sufficiente la proposta di cibo e bevande.

Il volo

Come detto, Singapore opera due collegamenti giornalieri tra la città stato e l’isola.

La tratta in questione viene operata con un 737 configurato in 2 classi. Business class con 12 posti suddivisi in 3 file da 4 poltrone e poi la classica economy 3-3 come su tutti i vettori che usano il bestseller della Boeing.

Le poltrone sono molto comode e spaziose, non diventano un letto ma si possono inclinare parecchio e grazie al supporto per gambe e piedi sono molto comode se si vuole schiacciare un pisolino, in ogni caso il volo dura meno di 2 ore.

A disposizione dei passeggeri di business class anche un Ipad e un paio di cuffie, le stesse che si trovano sui voli di lungo raggio. L’ipad può essere usato per connettersi al wi-fi dell’aeroplano e guardare film e serie tv. Volendo è comunque possibile usare il proprio device per fare la stessa cosa.

Il servizio è completo, anche se il volo dura poco. Vengono proposti 3 differenti menu e una grande quantità di bevande.

Certo non è paragonabile a quello che si ottiene su un volo lungo raggio ma, se lo paragoniamo alle business class che siamo soliti avere in Europa per voli di durata simile, non c’è assolutamente partita, sia dal punto di vista del sedile che del servizio a bordo.

In conclusione

Mentre girare per Patong beach, deserta e buia, ricorda che siamo ancora in un periodo di mezzo e che il Sandbox è solo il primo tentativo di tornare ad un mondo normale, ma per certi tratti simile al mondo di prima, il volo di ritorno mi ha immediatamente riportato nella cruda realtà, quella fatta di regole e burocrazia e ancora troppa poca gente in giro per motivi non essenziali.

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