La Thailandia trasforma il visto: porte aperte a turisti e nomadi digitali - The Flight Club
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La Thailandia trasforma il visto: porte aperte a turisti e nomadi digitali

Il Covid ha messo in pausa per lungo tempo il settore turistico di molti Paesi, generando dei disastri economici di…

Il Covid ha messo in pausa per lungo tempo il settore turistico di molti Paesi, generando dei disastri economici di dimensioni incredibili. La Thailandia non è ancora riuscita a recuperare i livelli pre pandemia e per questo si ragiona per tentare di attirare quanti più viaggiatori esteri possibile. In tale ottica si inserisce la politica di prolungamento del soggiorno garantito con il visto per quei Paesi che rientrano in uno specifico elenco. Vi rientra anche l’Italia, il che rende questa notizia particolarmente interessante per chi sta programmando il prossimo viaggio. Attenzione, però, le tempistiche sono purtroppo limitate.

In questo articolo:

    Thailandia: cambiano i tempi del visto


    La Thailandia strizza l’occhio ai propri turisti. Il visto rilasciato per i viaggiatori esteri prevede ora una permanenza di 45 giorni rispetto ai precedenti 30 consentiti. Uno sforzo per riuscire a cambiare la situazione attuale, migliorando i numeri in tale settore. La sofferenza economica non è ancora terminata ed ecco che dall’1 ottobre saranno aggiunti quindici giorni di possibile vacanza grazie al solito visto per l’accesso in Thailandia. Nulla cambierà dal punto di vista burocratico.

    Come detto, però, il tempo per approfittare di tale “offerta” è limitato: sarà possibile fino al 31 marzo 2023. L’idea del governo è quella di riuscire a tornare sui giusti binari per allora, recuperando dalle chiusure e restrizioni causate dal Covid-19.

    Thailandia introduce il visto d’oro

    La piscina del Marriott the Surawongse di Bangkok

    Ottima, ma non unica, la notizia dell’aumento delle tempistiche di permanenza del visto per l’accesso in Thailandia. Passerà dagli attuali 30 giorni a 45, senza necessità di aggiungere scartoffie a quelle già previste. L’altra grande novità è però ancora più interessante. Si tratta del visto d’oro, come viene ormai chiamato nel settore turistico, considerando le sue particolari caratteristiche. Riguarda i soggiorni di lunga durata e le richieste vengono accettate dall’1 settembre 2022.

    Una mossa decisamente interessante dal punto di vista del turismo, considerando come si vada a strizzare l’occhio ad una fetta di viaggiatori relativamente ristretta e particolarmente facoltosa.

    Si offre la chance di poter accedere senza restrizioni per diversi anni, a patto di rispettare determinate restrizioni. Il tempo massimo garantito è di 10 anni, con svariate possibilità di ingresso e uscita dal Paese senza alcuna problematica. Ai richiedenti sarà inoltre consentito lavorare sul territorio, portando con sé fino ad un massimo di quattro dipendenti.

    Guardiamo nello specifico le norme da rispettare e la divisione in categorie. Leggete con attenzione se siete ad esempio nomadi digitali in cerca di un paradiso dove condurre i vostri affari.

    Sappiate però che si richiede una tassa da pagare inizialmente di ben 1500 euro circa. Di seguito tutti i dettagli sulle tre tipologie di viaggiatori richiesti.

    Turisti facoltosi: devono vantare un patrimonio di almeno un milione di euro, poter dimostrare un’entrata annuale di circa 80mila euro negli ultimi due anni e devono impegnarsi ad investire una cifra di poco superiore ai 400mila euro in titoli di Stato thailandesi o, in alternativa, proprietà nel Paese o investimenti diretti esteri.

    Pensionati facoltosi: devono avere un’età pari o superiore ai 50 anni, con pensione annuale o reddito stabile. Quest’ultimo dev’essere di circa 80mila euro annui. Qualora tale cifra non dovesse essere rispettata, si potrà in alternativa investire circa 250mila euro in Thailandia, a patto di non avere entrate inferiori a 35mila euro circa.

    Nomadi digitali: devono poter dimostrare entrate per circa 80mila euro annui negli ultimi due anni. Qualora tale cifra non venga rispettata e non si scenda al di sotto di quota 35mila euro annui, è fondamentale che sia stata conseguita almeno una laurea magistrale. È importante avere dalla propria una collaborazione attiva con grandi società internazionali. In parole povere, non si cerca il piccolo freelancer, bensì un dipendente di una compagnia quotata in borsa o con un fatturato che si avvicini ai 150 milioni di euro negli ultimi tre anni. Come se non bastasse, dev’essere impiegato in questo campo da almeno 5 anni.

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