Air India e il Barbone: come è andata a finire (#spoileralert c’è un happy end)
Dopo aver raccontato la mia disavventura con Air India e dopo essere riuscito a tornare a casa sano e salvo, […]

Dopo aver raccontato la mia disavventura con Air India e dopo essere riuscito a tornare a casa sano e salvo, è giunto il momento di raccontare come è andata a finire.
Piccolo riassunto della puntata precedente
In questo articolo:

Mi trovavo in Australia con Marika e Bete quando il nostro volo di ritorno è stato parzialmente cancellato, la riprotezione proposta (passare 40 ore a Nuova Deli) non ci andava bene per vari motivi ma dalla compagnia era arrivato una sorta di ultimatum o così o cancelli il ritorno e ti rimborsiamo.
La prima parte del viaggio

Siamo arrivati a New Delhi intorno alle 17 di giovedì 31 ottobre, con circa 40 minuti di ritardo e dopo aver trascorso 12 ore di volo senza IFE perchè tutto il sistema di intrattenimento di tutto il Boeing 787 ha smesso di funzionare, o sarebbe meglio dire che a noi funzionava, ma dato che ad alcuni non dava segni di vita l’equipaggio ha optato per un hard reset di tutto l’aereo: per circa 20 minuti non hanno funzionato le prese di corrente, i sedili, le luci delle poltrone e ovviamente gli schermi.

Poi piano piano ha ripreso tutto vita, compreso l’IFE che però per circa 10 ore è rimasto completamente bloccato sulla schermata iniziale per tutto l’aereo!
Arrivati in India ci siamo diretti al banco dei transiti, per cercare di capire quali fossero le altre opzioni percorribili e qui la prima magagna: il banco transiti dentro lo scalo è un mero ufficio protocollo: possono solo stamparti la nuova carta di imbarco e/o vidimarti quella in possesso. Nient’altro.

Veniamo invitati ad uscire, recuperare le nostre valige ed andare alle partenze. Peccato che per entrare in India serva un visto e a nessuno della compagnia sia venuto in mente di chiedere se eravamo in regola oppure no. A domanda l’addetto ci ha risposto “Se non avete un visto, chiamo un mio collega che arriverà in circa 60 minuti e vi diamo un foglio da dare all’immigrazione” !!!.
Fortunatamente però eravamo stati previdenti e avevamo fatto richiesta del visto.
Il tira e molla

Se non si è mai stati in India e a New Delhi in particolare, reputo quello che si autoincensa migliore aeroporto del sud dell’Asia come uno dei peggiori al mondo, forse persino peggio del Cairo e di Marrakech. Recuperato il bagaglio siamo saliti al piano delle partenze. Qui però non si può entrare nell’area dei check-in senza superare i controlli dell’esercito e senza mostrare una carta di imbarco.
Una piccola nota di colore: era il primo giorno della festa di Diwali, l’aeroporto e lavoratori (quasi) tutti vestiti a festa, sembrava di essere ad un matrimonio in stile bolliwood e non in un aeroporto. La festa delle luci dura 5 giorni ed iniziava proprio il 31 ottobre
Raggiunto l’unico spicco di terminal aperto al pubblico dove ci sono gli sportelli delle compagnie, ma nemmeno un bagno, è iniziata una sorta di commedia dell’assurdo con l’aggiunta che non esiste wifi pubblico in aeroporto, a meno che non si possieda un coupon che viene ovviamente rilasciato dentro l’aeroporto e previa scansione del passaporto.
La prima addetta, nel suo bellissimo abito di paillettes con fare scazzato nell’ordine:
- Finge di non capire la problematica
- Propone di cancellare il biglietto
- Cerca di argomentare dicendo che gli aerei sono tutti pieni
Chiedo di parlare con un supervisore, lei per l’ennesima volta prende il cellulare e mi indica la sua collega, con cui era al telefono e che era seduta a meno di 5 mt di distanza. Credevo di essere su scherzi a parte.
Ricominciamo la spiegazione e la prima cosa che la “supervisore” in un abito ancora più bello mi dice è: “Ma come avete fatto ad uscire, avevate un visto?”. A questo punto penso veramente di essere in una sorta di comica soprattutto quando anche lei mi dice: “Non ci sono posti su nessun volo in partenza il 1 novembre. Tutto esaurito per Londra, Francoforte e Parigi”. Io la guardo prendo il cellulare e grazie a Sant'Airalo e al potere delle eSIM apro il sito di Air India e provo a comprare 3 biglietti di business class per Londra, ci sono posti su tutti i 3 voli in partenza l’1 novembre.
Ed ecco che arriva Il coup de théâtre. Lei mi guarda, guarda il suo monitor e come se fosse niente mi dice: “Ma la mia collega non ti ha detto che ci sono posti per Londra?”. Cioè un secondo prima mi dice che non ci sono voli e poi scarica la colpa sulla collega. Prende il cellulare e chiama la prima collega e dopo 10 minuti di parole incomprensibili mi dice “andate pure dalla mia collega che vi darà i biglietti, per il volo AI 161 che parte alle 2 del mattino per Londra”.
Rigore è quando arbitro fischia
Il saggio Vujadin Boškov insegnava ad aspettare prima di festeggiare e infatti tornati dalla prima addetta ci chiede i passaporti e poi ci dice: “ma chi ha detto non c’erano i posti per Londra?”. Io sempre più allibito le dico solo che volevo andare in lounge a farmi una doccia e rilassarmi e che mia figlia aveva fame. Dopo circa 5 minuti avevamo in mano i nostri biglietti e ci spiega in quali banchi andare a fare check-in.
Ci incamminiamo verso i banchi del check-in, sono le 18.30 e il volo parte alle 2 del mattino, se fosse una low-cost non ci farebbero fare check-in, ma qui è tutto aperto e ci sono voli a tutte le ore, cosa vuoi che succeda. Passiamo i controlli dei militari, raggiungiamo il banco indicato e qui l’amara sorpresa: “Dovete aspettare fino alle 20.30, prima non possiamo farvi fare check-in”.
La cosa più assurda è che i banchi dedicati erano regolarmente presidiati, ma per una non meglio precisata motivazione di sicurezza non era possibile fare check-in e andare in lounge. Qui tra “lavoratori” intenti a farsi i selfie e gente che si scambia auguri peggio che a Natale parlo con un addetto che “finge di capire” mi dice cerco di risolvere la situazione e poi sparisce manco fosse David Copperfield a Las Vegas.
L’ultimo miglio

Non ci resta che accamparci nel peggior aeroporto del mondo, senza nemmeno poter più uscire perchè i militari NON ti fanno uscire dal terminal, senza wi-fi, quasi senza sedie e con un solo micro baretto. Alle 20.30 ci rechiamo puntuali ai gate, dove continuano tutti a farsi foto e giocare con il cellulare e ci viene detto “Ancora no, forse alle 20.45, ma a volte anche alle 21.30”.
Ci sediamo praticamente davanti ai banchi ad aspettare, ogni 15 minuti andiamo dall’addetta che dista 5 metri da noi e ci dice sempre no, noi fissiamo lei e lei ci guarda quasi con compassione. Alle 21.45 vediamo gente entrare e ci alziamo e lei ci dice “Si è aperto da 10 minuti”. Mi sarebbe venuto voglia di investirla con le valige, ma ero troppo stanco.
Non tutto il male viene per nuocere
Avrei potuto insistere per farci riproteggere anche su Parigi o Francoforte, ma ho scelto strategicamente Londra perchè su LHR Air India vola due volte al giorno con la sua ammiraglia, l’emblema della nuova compagnia: l’A350.

Un mondo completamente diverso e non parlo solo per la spettacolare configurazione scelta dal gruppo TATA, nuovo proprietario del vettore indiano, ma soprattutto per la qualità del servizio di bordo, il catering e la cura per i dettagli che ci hanno teletrasportato da una delle peggiori compagnie del mondo, ad una che potrebbe contendere un posto nella Top 5 e battagliare anche con Qatar per il trono assoluto, ma questa è una altra storia e la racconterò prossimamente sul canale YT di TFC.
The end
Siamo arrivati a Londra riposati, rifocillati e felici. Siamo anche riusciti a prendere un volo con BA per Malpensa molto prima di quello che pensavamo e siamo arrivati a casa che era ancora giorno e i punti già accreditati sulle nostre tessere Frequent Flyer. E vissero felici e contenti.
Star Alliance
DEL
India







