Sppedbird, Moonflower, Dreamjet: i ‘nomi segreti’ delle compagnie. Chi li utilizza e a cosa servono
In inglese si chiamano ‘callsigns’ perché sono i nomi che vengono usati dai piloti e dai controllori del traffico aereo […]

In inglese si chiamano ‘callsigns’ perché sono i nomi che vengono usati dai piloti e dai controllori del traffico aereo per identificare le compagnie aeree durante le comunicazioni via radio.
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In pratica, sono dei ‘nickname’, dei nomignoli ufficialmente riconosciuti dall’ICAO (l’Ente mondiale che sovrintende il trasporto aereo) e che vengono usati per rendere più semplici e più efficaci (e a prova di errore) le comunicazioni radio, soprattutto nei casi in cui le compagnie aeree abbiano nomi lunghi o composti da più di una parola, che potrebbero ‘confondere’ quelle comunicazioni, specialmente in fasi del volo ‘impegnative’ come quelle dell’approccio ad aeroporti particolarmente trafficati.

Alcuni di questi soprannomi sono piuttosto banali, altri invece più creativi ed altri ancora addirittura affascinanti. Il più noto fra tutti, forse, è quello utilizzato da British Airways: ‘Speedbird’, che tradotto letteralmente significa ‘uccello della velocità’.

Udendo piloti e controllori parlare nella fase di avvicinamento a un aeroporto o anche durante il rullaggio, non li sentiremmo dire ‘British Airways 236’ (per fare un esempio), ma ‘Speedbird 236’.
Aeroflot resta ‘Aeroflot’, Lufthansa semplicemente ‘Lufthansa’ (perché in questi casi un nickname complicherebbe semplicemente le cose). E così funziona per tutti o quasi i vettori il cui nome è costituito da una sola parola (Condor, Iberia, Qantas, solo per fare qualche esempio).
Tuttavia, appunto, circolano nell’etere parecchi ‘callsign’ davvero originali. Così, Aer Lingus diventa ‘Shamrock’ (che è il trifoglio, simbolo dell’Irlanda); Air Asia X (la branca a lungo raggio della low-cost malese) ‘Xanadu’; Brussels Airlines diventa ‘Bee-Line’.
Lot Polish Airlines diventa ‘Pollot’; le italiane Neos e ITA Airways diventano rispettivamente ‘Moonflower’ e ‘Itarrow’;
Norse Atlantic Airways diventa ‘Longboat’ (dalle ‘lunghe barche’ dei vichinghi che attraversarono per primi l’Atlantico).

E, ancora, la low-cost tuca Pegasus Airlines ‘Sunturk’; South African Airways ‘Springbok’, dal nome della gazzella che adornava la coda in una livrea vintage del vettore sudafricano; la taiwanese Starlux ‘Starwalker’; TUI fly Belgium ‘Beauty’; Virgin Australia ‘Velocity‘; la all-Business La Compagnie ‘Dreamjet’ (forse perché quello sui suoi aerei è un volo da sogno?); la low-cost giapponese Zip Air Tokio ‘Zippy’; Thai Lion Air ‘Mentari’; easyJet diventa semplicemente ‘Easy’.




