Recensione Alaska Lounge aeroporto di Los Angeles (T6)
Il nome Alaska non deve creare confusione: nasce nel profondo nord americano, ma ormai questa compagnia — con una flotta […]

Il nome Alaska non deve creare confusione: nasce nel profondo nord americano, ma ormai questa compagnia — con una flotta interamente Boeing e che ha avuto la sfortuna di perdere un portellone durante un volo — copre tutti gli USA, Hawaii comprese.
In questo articolo:

È membro oneworld, e quindi un vettore da tenere in considerazione se ci si sposta negli USA e nell’area del Golfo del Messico.
Dulcis in fundo arriverà a Roma nel corso della primavera 2026.
Location

Siamo nel Terminal 6 del LAX. Qui volano principalmente Alaska Airlines e Air Canada. Tutto sommato, non è un terminal brutto per gli standard americani.

La lounge si trova verso il fondo, vicino al gate 64.
Accesso

Essendo un vettore premium, che offre una vera business class a bordo dei suoi aerei, l’accesso è consentito a chi vola in First — perché negli USA si chiama così la classe affari — e a chi ha lo status nel programma proprietario di Alaska o in quello di una compagnia oneworld.
La lounge

Diciamo che mi aspettavo molto meglio: avevo letto belle cose della lounge di San Francisco e pensavo che quella di LAX fosse all’altezza. Invece, proprio no.

È un open space, con al centro una serie di divanetti singoli. L’arredamento, in generale, è abbastanza spartano e datato.

All’estremità opposta rispetto alla reception c’è la zona bar, un piccolo bancone che però si affaccia sulla finestra che guarda il terminal.

Certo, quando sono arrivato io era già buio, ma durante il giorno la luce naturale non manca di certo in questa lounge, ed è sicuramente l’aspetto più carino di tutta la sala.
Lungo la parete vetrata ci sono dei tavolini, e io mi sono piazzato lì, anche perché sui tavoli più grandi c’era un invito a occuparli solo se si era in tre o più: una sorta di carpooling in lounge.

A livello di servizi, ad esclusione del wi-fi e dei bagni, non offre nulla.
Food & Beverage

Il bar, nelle lounge americane, non manca mai. E come da tradizione, c’è un’offerta base compresa, una premium a pagamento, e in ogni caso bisogna lasciare la mancia al barista — è la “legge”.

Poi c’era la fountain della Coca-Cola che eroga qualsiasi combinazione immaginabile di bevanda.

Il piccolo buffet è dietro l’angolo, e devo dire che era uno dei più tristi che io abbia mai visto in una lounge americana.
Un piccolo angolo con la proposta fredda, del pane, tre vassoi con dentro palline di pollo piccante, le stesse palline di pollo ma in salsa barbecue, e dei broccoli.

In un cavedio, anche la macchina per preparare i pancakes istantanei — ma ovviamente spenta, non essendo ora di colazione.
In conclusione

“Pulita” è l’unica cosa che mi viene in mente per descrivere questa lounge, che però non prende il sei e si deve accontentare di una quasi sufficienza.

Pro
- Pulita
Contro
- Nulla da segnalare
Oneworld
LAX






