Manaus, Rio Negro e Juma: così ho scoperto l’Amazzonia vera, a mia insaputa
Dieci giorni da solo, senza le mie girls: non l’avevo mai fatto. Certo, c’era anche il lavoro di mezzo, ma […]

Dieci giorni da solo, senza le mie girls: non l’avevo mai fatto. Certo, c’era anche il lavoro di mezzo, ma se non fosse stato per l’invito di Max Brasil Planet-Promobrasil , con la complicità di Paolo di TAP Portugal, non avrei mai messo pucciato il piede nel Rio Negro.
In questo articolo:
A Manaus ero già stato, ma solo di passaggio: un atterraggio e ripartenza il giorno dopo, senza vedere quasi nulla. Questa volta è stato diverso.

Sono atterrato a Bogotà, ho chiuso la mia challenge con Turkish Airlines, poi via con il primo volo per Manaus.
In città ho soggiornato in diversi hotel: l’Ibis Style, in pieno centro: economico e più che valido (recensione in arrivo) e alla casa do Bispo.
Disclaimer: Questa esperienza non l’ho pagata al 100% e, onestamente, non l’avrei mai prenotata di mia iniziativa. Quando mi hanno proposto: “Vuoi andare in Amazzonia?”, la mia idea era di starci tre giorni al massimo. Non avevo nemmeno capito bene dove stessi andando.
Manaus
Qui Max mi ha affidato una guida, la stessa che segue i suoi clienti più preparati: quelli che hanno letto libri, guide, fumetti come Mister No e magari guardato Fitzcarraldo dieci volte. Io, invece, zero.
Ho scoperto così che Gustave Eiffel – sì, proprio quello della torre parigina – qui ha costruito palazzi e mercati.

Ho scoperto che puoi fare una crociera sul Rio delle Amazzoni dormendo in un’amaca. E che Manaus è gigantesca: 10 volte Roma e Los Angeles, 5 volte Tokyo, quasi due volte Shanghai.

E, soprattutto, ho scoperto che appena ti allontani dal centro il telefono diventa inutile. Immaginavo un incidente e io lì, isolato, con l’unica speranza che passasse qualcuno. Poi però mi sono goduto le cascate di Presidente Figuereido e tutte le paure sono passate.

Dopo tre giorni tra cascate, teatri, chiese e musei è arrivato il momento di attraversare il fiume, proprio nel punto in cui Rio Negro e Rio Solimões si incontrano. Da lì, pulmino, poi nuova barca e infine il lodge: la cosa più lontana da un Marriott che abbia mai visto.
Juma Lake
Il campo base della mia immersione è stato il Juma-Kabanas Lodge (recensione in arrivo). Sei bungalow in legno grezzo, niente finestre, senza alcuna finitura, con solo un letto, un ventilatore e l’aria condizionata.

“Quindi eri in un resort?”. No. Perché la corrente arriva solo dai pannelli solari: la luce, quando c’è, si accende la sera. Internet, grazie a Mr. Tesla, esiste, ma è un optional ballerino: basta che manchi energia e sparisce tutto. Di segnale cellulare, invece, nemmeno l’ombra.
Però se preferisci ci sono sistemazioni più confortevoli fino al lusso, ma puoi anche dormire nella giungla o in barca, insomma ognuno ha la sua vacanza.
Non è come un safari in Kenya
Qui la vita è l’acqua. Nei tre giorni di permanenza il livello del fiume è sceso di oltre un metro: strade e canali navigabili cambiano da un’ora all’altra.
Si mangia quello che la terra e il fiume offrono: pesce buonissimo, frutta incredibile, pollo allevato a terra. Per la prima volta in vita mia ho visto la pianta dell’ananas.
Gli animali? Puoi vederli, oppure no. E se sei daltonico come me, la sfida è doppia: “sti infami” sono veri ninja nel mimetizzarsi con la foresta.
Ho smesso di cercare notifiche
Certo, le antenne di Musk arrivano ovunque, ma quando sei in barca o nella foresta resti solo con te stesso. Per la prima volta da quando esistono i cellulari ho passato più tempo offline che online. Quattro giorni senza chiamate da call center: uno spettacolo.
La consiglio a tutti

Ammetto che all’inizio ho pensato: “Non ci porterei mai la mia Bumba”. Ma al ritorno, guardando i delfini di fiume fare le loro goffe evoluzioni, ho cambiato idea: “Ci devo assolutamente tornare con lei”.

Tre notti al massimo (quattro se ti interessa la pesca) e potrai dire di aver assaggiato un pezzo di Amazzonia. Adesso vado, che mi squilla il telefono. Un suono che, dopo l’Amazzonia, sembra quasi strano.



































