Che ore sono? se passi da Amsterdam Schiphol c’è un orologio particolare
A distanza di 5 anni sarebbe anche ora di scrivere un nuovo articolo dove racconto le cose più strane che […]

A distanza di 5 anni sarebbe anche ora di scrivere un nuovo articolo dove racconto le cose più strane che si possono trovare in un aeroporto, ma nell’attesa di quel giorno oggi voglio raccontare una delle più curiose in assoluto: l’orologio dell’aeroporto di Amsterdam.
Amsterdam Schiphol, l’aeroporto più Cool d’Europa
In questo articolo:

C’è un Fokker sul tetto accessibile a tutti, ci sono i conigli che giocano spensierati nei prati dell’aerostazione e poi c’è lui, l’uomo che ha il lavoro più figo del mondo, quello di gestire l’orologio della piazza centrale dell’aeroporto.
Schiphol Clock

Se voli spesso via Amsterdam Schiphol, molto probabilmente l’hai visto almeno una volta. Nascosto dentro un enorme orologio trasparente, un uomo in tuta blu e valigetta rossa cancella e ridisegna le lancette del tempo, minuto dopo minuto. Un gesto così semplice e allo stesso tempo così assurdo da sembrare reale. In molti, ogni giorno, si chiedono: È un tecnico? È un artista? È davvero lì dentro?
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In realtà si tratta di una delle installazioni più iconiche dell’aeroporto: “Schiphol Clock”, opera dell’artista olandese Maarten Baas, posizionata nell’area airside del Terminal 2, quindi nella zona non-schengen. Sotto lo Starbucks e vicino alla scala mobile che porta alla oneworld Lounge e alla Aspire Lounge.

L’orologio mostra un video in altissima definizione: l’uomo che dipinge le lancette non è dal vivo, ma il frutto di un’opera registrata che dura esattamente 12 ore. Baas stesso interpreta il ruolo del “manutentore del tempo”, cancellando la lancetta con uno straccio e disegnandone una nuova ogni sessanta secondi.
Perché piace così tanto?

Perché nel mondo perfettamente automatizzato degli aeroporti, dove tutto è digitale, rapido e impersonale, l’idea di una persona che materialmente “aggiusta” il tempo ha qualcosa di poetico. È un modo per ricordare ai passeggeri – spesso di corsa tra un gate e l’altro – che il tempo non è solo numeri: è una costruzione, quasi un’opera d’arte in continuo movimento.
Un simbolo di Schiphol
Dal giorno dell’installazione, l’orologio è diventato una sorta di attrazione nascosta. Molti viaggiatori si fermano a fotografarlo, altri registrano video convinti che ci sia davvero qualcuno dietro quel vetro semi-opaco. E in un certo senso è così: la performance dell’artista, registrata e riproposta, continua a vivere ogni giorno, 24 ore su 24.

Schiphol lo definisce “un invito a osservare il tempo da un’altra prospettiva”.
E forse è anche per questo che resta una delle opere d’arte aeroportuali più riuscite d’Europa: semplice da capire, impossibile da ignorare, perfetta per essere condivisa sui social mentre si aspetta l’imbarco.
AMS
