Crisi negli aeroporti USA: la FAA impone un taglio del 10% ai voli
Lo shutdown del governo federale sta mettendo in ginocchio il sistema aereo americano. La Federal Aviation Administration (FAA) ha annunciato […]

Lo shutdown del governo federale sta mettendo in ginocchio il sistema aereo americano. La Federal Aviation Administration (FAA) ha annunciato una riduzione della capacità di volo nei 40 principali aeroporti del Paese a partire da venerdì 7 novembre, con un piano progressivo: –4% nel primo giorno, –5% nel weekend, fino a –10% nella settimana successiva se lo stallo politico non verrà risolto.
We are not in the business of theories. We don’t speculate. We are working together with @FAANews and @NTSB to get to the facts about what caused the UPS plane crash in Kentucky.
I’m sending my condolences to the families who lost their loved ones in this tragedy. Let’s come… pic.twitter.com/yPdtwwPmKy
— Secretary Sean Duffy (@SecDuffy) November 6, 2025
In questo articolo:
L’obiettivo è gestire la crescente carenza di controllori di volo, rimasti senza stipendio a causa del blocco amministrativo. In alcuni centri radar, come quelli dell’area di New York, fino al 40% del personale non si è presentato in servizio, rendendo necessario ridurre i movimenti per garantire la sicurezza operativa.
Migliaia di voli cancellati e disagi anche per l’Europa
Il piano riguarda inizialmente i voli domestici, ma non è escluso che, se la situazione dovesse peggiorare, vengano coinvolti anche i collegamenti internazionali. Gli effetti potrebbero farsi sentire anche in Europa, dove chi vola verso gli Stati Uniti rischia ritardi, coincidenze perse e cancellazioni a catena.

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Secondo le stime di Cirium, società specializzata nell’analisi del traffico aereo, un taglio del 10% equivale a circa 1.800 voli in meno al giorno e oltre 268.000 posti complessivi. L’azienda, che monitora in tempo reale operazioni e capacità dei vettori in tutto il mondo, ha stimato che Chicago O’Hare potrebbe perdere 121 voli su 1.212 previsti e Atlanta più di un centinaio di rotazioni quotidiane. Dati che mostrano l’impatto potenziale del piano e il rischio di congestione diffusa se la crisi politica non troverà una soluzione rapida.

Una crisi politica che diventa emergenza aerea
Il blocco federale, in corso da oltre un mese, ha lasciato senza paga più di 13.000 controllori di volo. Molti non si presentano più al lavoro, altri operano senza retribuzione in turni già al limite. La riduzione della capacità è una misura d’emergenza ma anche un segnale politico: se lo stallo non verrà risolto, il caos negli scali americani diventerà inevitabile.

Nelle prossime settimane compagnie e passeggeri dovranno affrontare ritardi e cancellazioni diffuse, effetto di un blocco istituzionale che sta paralizzando i cieli statunitensi.
