Bere alcol in aereo fa ubriacare più velocemente?
Chi non si concede un po’ di alcol in aereo? Spesso le compagnie hanno carte dei vini e una selezione […]

Chi non si concede un po’ di alcol in aereo? Spesso le compagnie hanno carte dei vini e una selezione di distillati degna di ristoranti di ottimo livello. Tuttavia se hai mai sentito dire che in aereo ci si ubriaca più facilmente, non sei il solo. È una di quelle credenze che si tramandano da sempre tra i viaggiatori, spesso accompagnata da aneddoti di passeggeri che dopo un paio di bicchieri sembravano già brilli. Ma quanto c’è di vero? E soprattutto, bere alcol in aereo è davvero una buona idea?
In questo articolo:
La risposta, come spesso accade, è più complicata del semplice sì o no. Uno studio tedesco pubblicato nel 2024 ha acceso un dibattito importante, arrivando a chiedere alle compagnie aeree di limitare il servizio di alcolici sui voli a lungo raggio. Il motivo? Gli effetti sul cuore potrebbero essere più seri di quanto immaginiamo.
Il mito dell’ubriachezza più facile in aereo
Partiamo dal classico: è vero che in aereo ci si ubriaca prima? Tecnicamente no. Il livello di alcol nel sangue non aumenta con l’altitudine, come hanno dimostrato diversi studi tra cui quelli del Dr. Bhushan Kapur dell’Università di Toronto. Se bevi due bicchieri di vino a 10.000 metri o a livello del mare, il tasso alcolemico sarà lo stesso.
Il punto è che potresti sentirti più ubriaco. E qui entra in gioco la pressurizzazione della cabina. Anche se l’aereo vola a quote dove l’ossigeno è insufficiente per la sopravvivenza, all’interno la pressione viene mantenuta artificialmente a livelli equivalenti a circa 1.500-2.500 metri di altitudine. Non proprio il livello del mare, ma abbastanza per respirare normalmente. Questo ambiente ipobarico riduce leggermente la saturazione di ossigeno nel sangue, e i sintomi che ne derivano, come vertigini, senso di stordimento o un po’ di euforia, possono somigliare a quelli dell’alcol. Il risultato? Ti sembra di essere più brillo di quanto tu sia realmente.
C’è poi un altro fattore pratico in merito all’alcol in aereo: a bordo si tende a bere velocemente. Durante i pasti il servizio è rapido, e molti passeggeri bevono un bicchiere dopo l’altro in tempi stretti. Chi normalmente regge bene l’alcol potrebbe non essere altrettanto tollerante se lo assume tutto in mezz’ora invece che nell’arco di una serata. Aggiungi la disidratazione dovuta all’aria secca della cabina, e capisci perché quel prosecco del brindisi pre-decollo può colpire più forte del previsto.
Lo studio sull’alcol in aereo che ha fatto scalpore
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Ma la vera notizia riguarda la salute, non solo la sensazione di ebbrezza. Nel giugno 2024 è stato pubblicato sulla rivista scientifica Thorax uno studio condotto dall’Istituto di Medicina Aerospaziale del Centro Aerospaziale Tedesco di Colonia. I ricercatori hanno coinvolto 48 volontari sani tra i 18 e i 40 anni, dividendoli in gruppi: alcuni hanno dormito in condizioni normali (al livello del mare), altri in una camera ipobarica che simulava la pressione di un aereo a quota di crociera, cioè a 2.438 metri. Metà dei partecipanti aveva bevuto circa due unità alcoliche prima di addormentarsi, più o meno l’equivalente di due bicchieri di vino o due lattine di birra, mentre l’altra metà non aveva toccato alcol.
I risultati sono stati preoccupanti. Nel gruppo che aveva bevuto alcol in condizioni ipobariche, la saturazione di ossigeno nel sangue è crollata a una media dell’85%, ben al di sotto della soglia clinica considerata normale (90%). Il battito cardiaco è schizzato a una media di 88 battiti al minuto durante il sonno, molto più alto del normale. E questi valori bassi di ossigenazione sono durati per oltre tre ore consecutive.
Per dare un’idea, chi dormiva in condizioni ipobariche senza aver bevuto aveva comunque una saturazione ridotta, ma si fermava al 95% con circa 77 battiti al minuto. Chi dormiva al livello del mare, con o senza alcol, mostrava valori del tutto normali. Il mix alcol + bassa pressione + sonno si è rivelato il peggiore in assoluto.
Perché succede? Pressione, ossigeno e vasi sanguigni
Il motivo è abbastanza semplice da capire una volta che conosci la meccanica. L’alcol è un vasodilatatore, cioè rilassa le pareti dei vasi sanguigni e aumenta la frequenza cardiaca. Questo effetto è simile a quello dell’ipossia ipobarica, la riduzione di ossigeno a quote elevate, che già di per sé mette sotto sforzo il sistema cardiovascolare. Quando combini i due fattori, l’effetto si amplifica.
Durante il sonno, poi, il corpo entra in una fase di riposo in cui il metabolismo rallenta e la respirazione si fa più superficiale. Se ci metti anche l’aria secca della cabina, che ha un’umidità inferiore al 20%, ottieni un cocktail perfetto (scusa il gioco di parole) per deidratare l’organismo e affaticare il cuore. Anche se sei giovane e sano.
I ricercatori tedeschi sono stati chiari: gli effetti dell’alcol in aereo potrebbero essere ancora più gravi per le persone anziane e per chi soffre di patologie cardiache o polmonari. Non a caso, gli eventi cardiovascolari rappresentano il 7% delle emergenze mediche in volo e il 58% dei dirottamenti di emergenza. La richiesta finale dello studio è stata diretta: “Potrebbe essere giunto il momento di considerare limitazioni all’accesso all’alcol a bordo sui voli a lungo raggio”.
Cosa dovresti fare e non dovresti fare
Detto questo, non significa che devi rinunciare completamente a un bicchiere di vino durante il volo. Ma è importante bere in modo consapevole, soprattutto se il viaggio è lungo e pensi di dormire. La regola d’oro è: idratati. L’aria in cabina ha un’umidità bassissima, e la disidratazione amplifica tutti gli effetti negativi dell’alcol. Un buon trucco è alternare ogni bicchiere di alcol con uno di acqua.
Se hai problemi cardiaci, pressione alta o qualsiasi altra condizione che potrebbe essere aggravata da ridotti livelli di ossigeno, evita completamente l’alcol in volo. Lo stesso vale se stai prendendo farmaci: molti interagiscono male con l’alcol, e gli effetti potrebbero essere amplificati in quota.
Evita di bere prima di dormire, soprattutto sui voli intercontinentali. Lo studio tedesco ha dimostrato che è proprio durante il sonno che gli effetti sul cuore diventano più pronunciati. Se vuoi un sonnifero naturale, meglio optare per della melatonina.
E infine, un consiglio di buon senso: non esagerare. Quel gin tonic gratuito della business class può sembrare allettante, ma se ne bevi tre di fila in mezz’ora, non stupirti se poi ti senti stordito. Gli assistenti di volo hanno il diritto (e il dovere) di rifiutarsi di servirti ulteriore alcol se ritengono che tu sia già ubriaco, e nessuno vuole essere quel passeggero che causa problemi in volo.
Le regole delle compagnie sull’alcol in aereo
Vediamo allora cosa dice il regolamento. Prima cosa fondamentale: è assolutamente vietato consumare alcol proprio a bordo. Puoi bere solo le bevande servite dall’equipaggio. Se ti beccano con una bottiglietta tua, il personale di bordo può confiscarla e nei casi più gravi farti scendere al primo scalo.
Le compagnie aeree hanno regole precise sul servizio di alcolici. Gli assistenti di volo hanno l’autorità di rifiutarsi di servire alcol in aereo a chiunque sembri già alterato o la cui sicurezza potrebbe essere compromessa. E se arrivi al gate visibilmente ubriaco, ti possono negare l’imbarco per motivi di sicurezza. In questo caso, addio compensazione e rimborso: la colpa è tua.
La proposta di Ryanair – Dopo l’ennesimo episodio di violenza nell’aprile 2024, Ryanair ha chiesto all’Unione Europea di imporre un limite di due drink negli aeroporti degli stati membri. L’idea sarebbe di far scansionare le carte d’imbarco quando si acquistano bevande alcoliche, per tenere traccia dei consumi. Il problema però rimane: nelle lounge di alcune compagnie l’accesso all’alcol è praticamente illimitato.
Il “daspo aereo” francese – La Francia ha fatto un passo avanti: a fine 2024 il ministro dei Trasporti Philippe Tabarot ha proposto una sorta di “daspo aereo” per i passeggeri violenti, la legge è entrata in vigore nel novembre 2025. Chi si rende responsabile di episodi gravi rischia un divieto di volo da 24 a 48 mesi e multe fino a 20.000 euro. Altri paesi, come Cina e Stati Uniti, hanno già delle black list di passeggeri sgraditi. All’aeroporto di Londra Gatwick, il personale di bar e ristoranti è obbligato per regolamento a segnalare ai desk delle compagnie i passeggeri in stato psicofisico alterato.
Il problema dell’alcol in aereo è anche sociale
C’è un aspetto interessante che emerge dagli studi sociologici: l’aumento dell’air rage non è legato solo all’alcol in aereo. Secondo ricerche della North Carolina University e dell’Università di Toronto, il problema sta anche nelle differenze di trattamento tra le classi di viaggio.
Il graduale peggioramento delle condizioni della classe economica, sedili più stretti, meno spazio per le gambe, personale ridotto all’osso, cibo mediocre a prezzi assurdi, crea un sentimento di ingiustizia sociale. Quando passi davanti alla business class con i suoi sedili-letto e champagne gratis per raggiungere il tuo posto stretto in fondo all’aereo, qualcosa scatta nella mente di certe persone già predisposte alla rabbia. E l’alcol fa il resto.
Non è un caso che le sostanze (alcol e droghe) siano coinvolte solo nel 23% degli episodi di violenza a bordo. Il resto è pura frustrazione.
La linea di fondo
Volare è sicurissimo: nel 2023 c’è stato un solo incidente mortale su 37 milioni di voli. Dovresti prendere l’aereo ogni giorno per oltre 103.000 anni prima di rimanere coinvolto in un incidente fatale. Ma i rischi per la salute legati al consumo di alcol in volo sono reali e ben documentati.
La cabina di un aereo non è un bar. È un ambiente particolare dove il tuo corpo funziona in modo diverso, e l’alcol amplifica tutti i problemi. Se proprio non vuoi rinunciare, almeno fallo con consapevolezza: un drink, molta acqua, e niente pisolino subito dopo. E ricorda: quel bicchiere di vino che a terra ti rilassa, a 10.000 metri può trasformarsi in un problema. Per te, per il tuo cuore, e per tutti quelli che viaggiano con te.



