È possibile aprire il portellone di un aereo in volo?
Gennaio 2024, volo Alaska Airlines 1282 da Portland verso la California. L’aereo ha appena raggiunto i 5.000 metri quando succede […]

Gennaio 2024, volo Alaska Airlines 1282 da Portland verso la California. L’aereo ha appena raggiunto i 5.000 metri quando succede l’impensabile: un portellone di emergenza esplode letteralmente via dalla fusoliera del Boeing 737 Max 9. Il botto è assordante, le maschere dell’ossigeno scendono in pochi secondi, e un ragazzo seduto nelle vicinanze si ritrova la camicia strappata di dosso e risucchiata fuori dall’aereo. Nessun ferito grave per miracolo, ma 177 persone che hanno vissuto l’incubo peggiore di ogni passeggero.
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La domanda sorge spontanea: ma quindi si può aprire il portellone di un aereo in volo? La risposta è più complicata di quanto sembri, e dipende tutto da un fattore: la quota.
Perché in crociera è fisicamente impossibile
Facciamo chiarezza subito: se l’aereo sta volando in quota di crociera (intorno agli 11.000 metri), aprire il portellone è fisicamente impossibile. Non “difficile” o “pericoloso” ma proprio impossibile. Anche se ti droghi di steroidi e hai la forza di un sollevatore olimpico, non ce la faresti.
Il motivo è la pressurizzazione. A 11.000 metri d’altezza, fuori dall’aereo l’aria è così rarefatta che non potresti respirare e moriresti in pochi minuti. Per questo motivo gli aerei di linea pressurizzano la cabina, pompando aria all’interno per mantenere una pressione equivalente a quella che troveresti a circa 2.000-2.400 metri di quota, perfettamente respirabile.
Il problema è che questa differenza di pressione tra interno ed esterno crea una forza enorme che spinge il portellone contro la fusoliera, sigillandolo. Quanto enorme? Secondo i calcoli degli esperti del sito Geopop, su un portellone standard di circa 2 metri quadrati la pressione esercita una forza equivalente a 12 tonnellate. Dodici. Tonnellate.
Per fare un paragone: è come se dovessi sollevare due elefanti africani adulti mentre qualcuno ti spinge nella direzione opposta. E per di più, i portelloni degli aerei moderni sono progettati per aprirsi prima verso l’interno e poi verso l’esterno, proprio per sfruttare la pressurizzazione come sistema di sicurezza naturale. Come ha spiegato il pilota Pascal Cooney in un’intervista al Daily Mail, la pressione interna spinge la porta contro il suo telaio con una forza di circa 0,6 bar per centimetro quadrato. Quindi no, nemmeno se sei un membro degli Avengers ce la fai.
Il caso Alaska Airlines: quando il portellone di un aereo si stacca da solo
Ma allora com’è possibile che sul volo Alaska Airlines del gennaio 2024 il portellone sia esploso via? Semplice: non è stato aperto da un passeggero, ma si è letteralmente staccato dalla fusoliera a causa di un difetto di fabbricazione. Le indagini del National Transportation Safety Board hanno scoperto che mancavano quattro bulloni che avrebbero dovuto tenere fissato il pannello della porta di emergenza.
Quel portellone era in realtà un “plug door”, cioè una porta di emergenza che l’Alaska Airlines aveva fatto sigillare permanentemente perché sui suoi Boeing 737 Max 9 c’erano meno di 189 sedili (sotto quella soglia non serve un’uscita aggiuntiva). Il problema è che qualcuno allo stabilimento Boeing di Renton, Washington, aveva rimosso i quattro bulloni durante una riparazione e poi si era dimenticato di rimetterli.
Risultato: depressurizzazione esplosiva a 5.000 metri, oggetti risucchiati fuori (compresa la camicia di un ragazzo), maschere dell’ossigeno che scendono, e 20 minuti di terrore assoluto prima dell’atterraggio d’emergenza. Per fortuna il posto accanto al buco era vuoto, altrimenti avremmo avuto una tragedia.
Dopo questo incidente, la Federal Aviation Administration ha ordinato ispezioni immediate su 171 Boeing 737 Max 9 in tutto il mondo, e l’Alaska Airlines ha scoperto che anche altri aerei della sua flotta avevano bulloni allentati. Un disastro evitato per un pelo.
L’unico caso in cui un passeggero ci è riuscito davvero
C’è però un caso documentato in cui un passeggero è effettivamente riuscito ad aprire il portellone di un aereo in volo. Ed è successo il 26 maggio 2023 in Corea del Sud, sul volo OZ8124 dell’Asiana Airlines.
L’Airbus A321 stava volando da Jeju verso Daegu con 194 persone a bordo. Mancavano 2-3 minuti all’atterraggio, l’aereo era a soli 213 metri dal suolo, quando un passeggero di 30 anni seduto accanto all’uscita di emergenza si è alzato e ha aperto il portellone.
Come ha fatto? Semplicemente perché a quella quota l’aereo non era più pressurizzato. Come ha spiegato il comandante Danilo Recine dell’ANPAC (Associazione Nazionale Professionale Aviazione Civile), man mano che l’aereo scende in fase di atterraggio, il sistema di pressurizzazione diminuisce progressivamente fino ad azzerarsi completamente vicino al suolo. A 213 metri la pressione interna ed esterna sono praticamente uguali, quindi il portellone può essere aperto fisicamente.
Il risultato? Video terrificanti pubblicati sui social che mostrano i passeggeri seduti vicino al portellone spalancato, esposti a un vento fortissimo (l’Airbus stava viaggiando a circa 262 km/h in fase di atterraggio). Nove persone sono finite in ospedale con problemi respiratori, ma fortunatamente nessun ferito grave. L’uomo è stato arrestato subito dopo l’atterraggio, e l’Asiana Airlines ha deciso di bloccare la vendita dei posti accanto alle uscite di emergenza sui suoi A321.
I tentativi (falliti) più assurdi di aperura di un portellone di un aereo
Ma non credere che la gente non ci provi lo stesso. I casi di passeggeri che tentano di aprire i portelloni in quota si contano a decine ogni anno, con risultati che oscillano tra il tragicomico e l’inquietante.
Nel novembre 2022, una donna di 34 anni ha cercato di aprire il portellone di un aereo Southwest Airlines in volo tra Ohio e Texas, a circa 11.000 metri di quota. Quando è stata bloccata dall’equipaggio, la sua giustificazione è stata semplicemente: “Gesù mi ha detto di farlo”. È stata arrestata all’atterraggio.
Nel febbraio 2024, un passeggero di un volo American Airlines diretto a Chicago ha provato ad aprire l’uscita di sicurezza mezz’ora dopo il decollo da Albuquerque. Ci sono voluti cinque passeggeri per staccarlo dalla porta, placcarlo nel corridoio e immobilizzarlo con del nastro adesivo. L’aereo è dovuto tornare indietro e l’uomo è stato arrestato.
E poi ci sono i casi in cui i passeggeri riescono ad aprire il portellone ma quando l’aereo è ancora a terra. Come quel passeggero di Melbourne che nel 2024 ha aperto l’uscita di emergenza e si è messo a camminare sull’ala prima di essere arrestato. O come quell’altro genio che aveva talmente tanta fretta di scendere che ha aperto il portellone subito dopo l’atterraggio, facendo dispiegare lo scivolo di emergenza e causando danni per migliaia di dollari.
In tutti questi casi in quota, il risultato è sempre lo stesso: il portellone non si muove di un millimetro, e il passeggero viene arrestato con accuse che vanno dal disturbo della quiete pubblica all’aggressione, con multe che possono superare i 35.000 dollari.
Cosa succederebbe se davvero si aprisse in quota
Ma facciamo un esperimento mentale: immaginiamo che, in qualche modo impossibile, il portellone si apra davvero a 11.000 metri. Cosa succederebbe?
Prima di tutto, decompressione esplosiva. L’aria interna verrebbe risucchiata fuori in pochi secondi, creando un vento fortissimo all’interno della cabina. Gli oggetti leggeri, giornali, bicchieri di plastica, fazzoletti, volerebbero via immediatamente. Le maschere dell’ossigeno scenderebbero automaticamente dal soffitto, perché a quella quota senza ossigeno supplementare avresti circa 15-30 secondi prima di perdere conoscenza.
La temperatura scenderebbe drasticamente, perché a 11.000 metri fuori ci sono circa -50°C. Il rumore sarebbe assordante, tra il vento che sibila e le vibrazioni della fusoliera. E tutti i passeggeri vicini al portellone rischierebbero seriamente di essere risucchiati fuori.
Un caso tragico che dimostra quanto può essere pericolosa una decompressione è il volo United Airlines 811 del 1989. Un Boeing 747 stava volando da Honolulu verso Sydney quando un portellone cargo si aprì accidentalmente a 7.000 metri a causa di un malfunzionamento elettrico. La decompressione fu così violenta che strappò via un’intera sezione del pavimento della cabina, espellendo nove passeggeri dall’aereo. Cinque di loro morirono.
Fortunatamente i piloti sono addestrati per queste emergenze. La procedura standard prevede una discesa d’emergenza immediata sotto i 3.000 metri, dove l’aria è respirabile, seguita da un atterraggio nel primo aeroporto disponibile.
La sicurezza prima di tutto
Quindi, ricapitolando: aprire il portellone di un aereo in volo in quota è fisicamente impossibile grazie alla pressurizzazione. Gli unici casi documentati di apertura riuscita sono avvenuti a quota bassissima durante l’atterraggio, o a terra. E quando accidentalmente un portellone si stacca (come nel caso Alaska Airlines), è sempre a causa di gravi difetti di fabbricazione o manutenzione, non perché qualcuno lo ha aperto.
La prossima volta che vedi un passeggero seduto nervoso accanto all’uscita di emergenza durante un volo, puoi rassicurarlo: anche se volesse, non potrebbe mai aprirla. La fisica è dalla nostra parte.



