Il paradosso di Malpensa, Americani e Brasiliani saltano la fila gli italiani NO: il Governo risolva il problema (non solo per le Olimpiadi)
Lo spirito del Natale è arrivato a Malpensa, ma se come regalo a Santa Claus avete chiesto di non fare […]

Lo spirito del Natale è arrivato a Malpensa, ma se come regalo a Santa Claus avete chiesto di non fare la fila ai controlli di frontiera, meglio che vi mettiate l’anima in pace: Babbo Natale non esiste.
In questo articolo:
Post Covid i passeggeri sono tornati a volare, le compagnie hanno deciso di puntare sull’Italia come mai prima d’ora e Malpensa è a tutti gli effetti lo scalo numero uno in Italia.
Un unicum al mondo potremmo dire, perché non è la quello della capitale e non ha una compagnia di riferimento e nonostante questo continua a crescere e sempre più vettori annunciano nuove rotte su MXP.
C’è un però grande come una casa ed è la questione dei controlli di frontiera, certo sono arrivati i tornelli automatici, ma chi non è tornato sono gli agenti della Polaria che sarebbero diverse decine in meno rispetto al pre-pandemia.
Un problema che la politica non vede (quasi) mai
Normalmente vediamo i politici, di destra o sinistra, che si indignano soprattutto se possono dare la colpa all’avversario di Governo.
La peculiarità di questa problematica è che i politici hanno, all’interno degli aeroporti, il percorso del Cerimoniale ovvero una sorta di ultra fast track che noi frequent flyer possiamo solo sognarci e quindi Ministri, semplici Onorevoli e mogli al seguito, non si rendono spesso conto della problematica perché loro hanno il salta coda.
Per favore evitiamo di dire “aeroporto da terzo mondo”
Sempre più spesso nostri lettori ci condividono le loro foto di code folli a Malpensa e tutti (o quasi) se la prendono con SEA, ovvero la società che gestisce gli scali di Linate e Malpensa.
Chi dice che queste cose succedono solo in Italia evidentemente vola poco o ha la memoria selettiva. Certo chi è abituato a volare in UE o sul corto raggio potrebbe avere anche ragione.
Ma se si vola a New York, Thailandia o Giappone bisognerebbe avere l’onestà intellettuale di dire che le cose all’estero non sono diverse, poi ci sono paesi come Singapore o gli Emirati Arabi Uniti dove, una volta sceso dall’aereo, impieghi più tempo a raggiungere i controlli che a superarli, ma sono merce rarissima.
Anche i gate vanno presidiati
Una delle critiche che la persona comune esterna in coda è che non vengono accesi i “tornelli”, ma quello che il viaggiatore ignora è che, per la legge italiana, ogni gate automatico deve essere comunque presidiato, questo vuol dire che deve esserci un agente della Polaria ogni X tornelli e questo ci porta alla cronica mancanza di personale.

L’altro problema è che i gate devono essere “programmati” in base alla tipologia di passaporto da controllare, quindi non è possibile gestirli per tutti i passaporti indifferentemente.
Vero a Fiumicino succede meno spesso
L’altro grande scalo italiano, il numero uno per traffici, è quello di Roma Fiumicino e quello che accade a Malpensa a Roma non succede con la stessa frequenza.

Il motivo è in parte strutturale, l’area dei controlli è stata oggetto del recente rinnovamento è diventata più confortevole e spaziosa, rendendo quindi anche meno “emergenziale” la coda quando si verifica e in parte perché qui manca (meno) personale di PS. Ci sono gli agenti (quasi) a sufficienza per aprirei gli sportelli, tutti i tornelli e tutte le postazioni in entrata ed in uscita, quindi la coda si verifica in particolari momenti di picco, ma meno rispetto a MXP.
Il paradosso dell’entry/exit system: gli altri non fanno più la coda

C’è poi la novità degli ultimi mesi. Come noto l’Europa ha detto addio al timbro sui passaporti, ma soprattutto ha attivato da qualche mese il sistema dell’entry/exit system che permette ai cittadini di alcune nazionalità di fare tutta la parte burocratica ai totem e poi passare dai controlli di sicurezza come se avessero il Telepass.

Ieri per la prima volta a Malpensa ho notato questa situazione dove americani, brasiliani o australiani, per citare alcuni passaporti abilitati, superavano tutti gli altri sulla sinistra senza nemmeno mettere la freccia, mentre noi europei nella fila centrale e tutto il resto del mondo su quella più esterna facevamo la coda.

Il paradosso quindi è che i cittadini europei fanno la coda quando arrivano, ad esempio negli USA, e la rifanno quando tornano a casa. Gli americani non fanno la coda quando arrivano da noi e non la fanno nemmeno quando tornano a casa.
In conclusione

Speriamo che tutti gli stakeholder riescano a fare la loro parte, e ci facciano il regalo di Natale, ma non solo in vista delle Olimpiadi.
Malpensa cresce, porta ricchezza all’Italia attraendo sempre più turisti, ma poi il biglietto da visita è quello che mostrano le foto qui sopra, ma per una volta la vedo invece da italiano, cornuto e mazziato, che arriva a NY e fa 2 ore di coda (quando l’MPC non funziona) e altrettante quando torna a casa, non mi sembra corretto.
MXP






