Trombosi in aereo, cos’è la sindrome da classe economica
Londra, aeroporto di Heathrow, 11 ottobre 2001. Emma C., una giovane commessa gallese di appena 28 anni, atterra dopo oltre […]

Londra, aeroporto di Heathrow, 11 ottobre 2001. Emma C., una giovane commessa gallese di appena 28 anni, atterra dopo oltre venti ore di viaggio dall’Australia.
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Ha appena trascorso tre settimane di vacanza a Sydney dedicandosi alla sua passione, le immersioni subacquee. Ma mentre si trova ancora nella hall dell’aeroporto, improvvisamente si sente male. Trasportata d’urgenza in ospedale, purtroppo non arriva viva. Emma diventa così il caso più mediatico di quella che i giornali di tutto il mondo battezzeranno “economy class syndrome”, la sindrome da classe economica.
Da quel giorno, ogni volta che si parla di voli lunghi, spunta fuori questo spauracchio: la trombosi in aereo. Ma quanto c’è di vero? Il rischio è reale o è l’ennesima paura ingigantita dai media? E soprattutto, cosa possiamo fare per proteggerci?
Cos’è e quanto succede davvero
Partiamo dalle basi. La trombosi venosa profonda è la formazione di un coagulo di sangue, chiamato trombo, all’interno delle vene profonde delle gambe. Quando rimaniamo seduti per ore nella stessa posizione, il sangue nelle gambe fatica a risalire verso il cuore. Gli angoli tra le articolazioni bloccano il flusso venoso, i muscoli del polpaccio non lavorano per pompare il sangue verso l’alto, e la pressione del sedile sulla parte posteriore delle cosce non aiuta di certo. In pratica, il sangue ristagna.
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Se a questo aggiungi la disidratazione tipica dei voli aerei (l’aria in cabina è secca), la pressurizzazione, e magari la tendenza ad accavallare le gambe per ore, ecco che il cocktail è servito. Il sangue rallenta, si addensa, e in alcune persone predisposte può formare un coagulo.

Il vero pericolo arriva quando questo coagulo si stacca e viaggia attraverso il sistema circolatorio fino ai polmoni, causando un’embolia polmonare. È quello che è successo a Emma e ad altre persone prima e dopo di lei.
Ma veniamo ai numeri reali, perché le statistiche aiutano a mettere le cose in prospettiva. Secondo i dati dell’Aerospace Medical Association americana, su milioni di passeggeri che ogni anno volano con le compagnie aeree, si verificano circa 27 casi di embolia polmonare per milione di voli. Non è zero, ma è comunque un evento raro.
Uno studio pubblicato su Lancet ha analizzato 231 passeggeri tra i 56 e i 68 anni che hanno volato in classe economica. I risultati sono stati illuminanti: nel gruppo che non indossava calze a compressione, ben 12 persone hanno sviluppato una trombosi venosa profonda asintomatica. Nel gruppo che portava le calze elastiche? Zero trombosi. Nemmeno una.
Va detto che la maggior parte delle trombosi sono asintomatiche e si risolvono spontaneamente, ma questo non significa che possiamo ignorare il problema. Il rischio aumenta significativamente per voli che durano più di sei ore, e cresce ulteriormente oltre le dieci ore di volo.
Chi deve preoccuparsi davvero
Non tutti hanno lo stesso rischio di sviluppare una trombosi in aereo. Ci sono persone che possono volare tranquillamente senza particolare preoccupazione, e altre che invece devono prendere precauzioni serie.
I fattori di rischio principali sono abbastanza chiari. L’età gioca un ruolo importante: sopra i sessant’anni il rischio aumenta. Chi fuma, chi è in sovrappeso o obeso, chi assume ormoni femminili come la pillola anticoncezionale o la terapia ormonale sostitutiva in menopausa, tutte queste persone hanno una probabilità maggiore di sviluppare coaguli.
Le donne in gravidanza sono particolarmente a rischio, così come chi ha già avuto in passato un episodio di trombosi o embolia polmonare. Se in famiglia ci sono stati casi di trombosi tra parenti stretti, anche questo aumenta la tua probabilità personale. Esistono poi condizioni genetiche chiamate trombofile che predispongono alla formazione di coaguli: se sai di averne una, parlane assolutamente con il tuo medico prima di affrontare un volo lungo.
Chi ha vene varicose o altri problemi di circolazione venosa è naturalmente più esposto. E attenzione, perché non serve avere tutti questi fattori insieme: anche uno solo può essere sufficiente per rientrare nella categoria di rischio aumentato, specialmente se il volo supera le sei ore.
La buona notizia? Se sei giovane, in salute, senza particolari fattori di rischio e il tuo volo dura meno di sei ore, la probabilità di sviluppare una trombosi è davvero molto bassa. Ma conoscere i rischi aiuta comunque a prendere le giuste precauzioni.
Come proteggerti dalla trombosi in aereo
La prevenzione della trombosi in volo non richiede manovre complicate o attrezzature particolari. Bastano alcuni accorgimenti semplici ma efficaci.
La prima regola è muoverti. Lo so, lo so, il passeggero davanti ha reclinato lo schienale, quello accanto dorme beatamente e tu sei incastrato al finestrino. Ma ogni due o tre ore dovresti proprio alzarti e fare una camminata lungo il corridoio. Anche solo cinque minuti aiutano il sangue a circolare. Se proprio non puoi alzarti, ci sono esercizi che puoi fare comodamente dal tuo sedile: fletti i piedi su e giù come se stessi premendo il pedale della macchina, ruota le caviglie, contrai i muscoli dei polpacci. Sono movimenti semplici ma attivano la pompa muscolare che spinge il sangue verso l’alto.
L’idratazione è fondamentale. L’aria in cabina è terribilmente secca e il corpo si disidrata più velocemente del normale. Bevi acqua regolarmente durante tutto il volo, anche se non hai sete. Evita invece alcol e caffeina, che hanno effetto diuretico e peggiorano la disidratazione. Lo so che quel gin tonic sembra perfetto per rilassarti, ma le tue vene non saranno d’accordo.

Anche come ti vesti fa differenza. Niente indumenti stretti, specialmente all’inguine, alle caviglie o dietro le ginocchia. Le donne, lasciate perdere quei jeans skinny per il volo lungo: optate per pantaloni comodi. Gli uomini, allentate un po’ la cintura. E tutti, per favore, evitate di accavallare le gambe per ore: comprime le vene e blocca la circolazione.
Ora parliamo delle calze elastiche, perché qui c’è parecchia confusione. Le calze a compressione graduata funzionano davvero, gli studi lo dimostrano chiaramente. Ma attenzione: non basta comprare le prime calze a caso. Servono calze di tipo terapeutico, con una compressione alla caviglia tra i 15 e i 30 millimetri di mercurio. Possono essere gambaletti o calze lunghe, l’importante è che abbiano la certificazione giusta.
E i farmaci? Qui bisogna sfatare un mito duro a morire. L’aspirina a basso dosaggio non serve a niente per prevenire la trombosi venosa. Diversi studi hanno dimostrato che non riduce significativamente il rischio, e in compenso può causare problemi gastrointestinali. Quindi no, quella pasticca di aspirina prima del volo non ti protegge.
L’eparina a basso peso molecolare, quella sì che funziona. Si tratta di iniezioni sottocutanee che vanno fatte da due a quattro ore prima della partenza. Ma attenzione: l’eparina aumenta il rischio di sanguinamento, quindi va valutato attentamente il rapporto rischio-beneficio. Non è qualcosa che ti prescriverai da solo, ma va discusso con il medico se hai fattori di rischio importanti. In generale, se hai meno di quarant’anni e nessun fattore di rischio, anche sui voli lunghi non serve alcuna profilassi farmacologica.
Riconoscere i segnali d’allarme
Saper riconoscere i sintomi di una trombosi in aereo può letteralmente salvarti la vita. La trombosi venosa profonda si può manifestare durante il volo o anche alcuni giorni dopo l’atterraggio. I segnali tipici sono un gonfiore improvviso di una gamba, spesso accompagnato da un dolore intenso che ricorda un crampo molto forte. La pelle può apparire arrossata o più calda al tatto, e a volte si può palpare un cordone duro lungo il decorso di una vena.
Ma il vero pericolo è l’embolia polmonare, che è un’emergenza medica vera e propria. Se improvvisamente avverti un dolore molto forte al torace, fai fatica a respirare, tossisci catarro striato di sangue o hai la sensazione di stare per svenire, non perdere tempo. Che tu sia ancora in volo o già atterrato, serve assistenza medica immediata. In volo, avvisa subito l’equipaggio. A terra, vai direttamente al pronto soccorso.
La diagnosi di trombosi venosa si fa con un ecodoppler delle gambe, mentre per l’embolia polmonare servono esami più complessi come la TAC spirale o la scintigrafia polmonare. Non sottovalutare mai questi sintomi pensando che passeranno da soli: la trombosi venosa, se riconosciuta e trattata subito, si cura bene. Se ignorata, può avere conseguenze molto serie.
Sfatiamo qualche mito sulla trombosi in aereo
Prima di concludere, mettiamo in chiaro alcune cose che spesso si sentono dire ma che non corrispondono alla realtà.
Il nome “sindrome da classe economica” è fuorviante e anche un po’ classista. La trombosi può colpire chiunque rimanga seduto a lungo in posizione scomoda, che tu sia in economica, business o prima classe. Alcuni studi hanno dimostrato che la differenza di rischio tra le varie classi è minima. Certo, in business hai più spazio per muoverti e puoi sdraiarti, il che aiuta, ma non sei immune.
Altro mito da sfatare: la trombosi del viaggiatore non è esclusiva dell’aereo. Può succedere anche durante lunghi viaggi in auto, treno o pullman. Ogni volta che rimani seduto per molte ore senza muoverti, il rischio c’è. La differenza è che in auto puoi fermarti quando vuoi, mentre in aereo sei costretto nella tua posizione.
E no, se sei giovane non sei automaticamente al sicuro. Emma, il caso che abbiamo citato all’inizio, aveva solo 28 anni. Certo, i giovani hanno statisticamente meno rischio degli anziani, ma se hai altri fattori predisponenti, l’età non ti protegge.
Il rischio esiste, ma è gestibile
Ricapitoliamo: la trombosi in aereo è un rischio reale, non un’invenzione dei media. Ma è anche un rischio che si può gestire efficacemente con semplici precauzioni. Se hai fattori di rischio importanti e devi affrontare un volo lungo, parla con il tuo medico prima della partenza. Se sei una persona sana, muoviti durante il volo, bevi acqua, vesti comodo e considera le calze elastiche se superi le sei ore di viaggio.
La cosa bella è che prevenire è davvero semplice. Non serve rinunciare ai tuoi viaggi intercontinentali o vivere nel terrore. Basta essere consapevoli e prendere le giuste precauzioni. E ricorda: le compagnie aeree più attente hanno anche iniziato a fornire informazioni ai passeggeri, con dépliant o video che mostrano gli esercizi da fare in volo. Non ignorarli, potrebbero davvero fare la differenza.



