Codici IATA e ICAO degli aeroporti, cosa sono e come si usano
Hai mai guardato l’etichetta che attaccano alla valigia al check-in e ti sei chiesto cosa significano quelle tre lettere stampate […]

Hai mai guardato l’etichetta che attaccano alla valigia al check-in e ti sei chiesto cosa significano quelle tre lettere stampate in grande? FCO, MXP, JFK. Non sono casuali, non sono abbreviazioni inventate lì per lì: sono i codici IATA, un sistema universale che identifica ogni aeroporto del mondo con una sigla univoca.
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E poi c’è un secondo sistema, l’ICAO, con quattro lettere invece di tre, che probabilmente non hai mai notato sul tuo biglietto ma che esiste ed è altrettanto importante. Capire come funzionano entrambi ti serve più di quanto pensi, soprattutto quando prenoti un volo verso una città con più aeroporti e non vuoi ritrovarti dall’altra parte della metropoli rispetto al tuo hotel.
Come nasce un codice IATA
La IATA, acronimo di International Air Transport Association, è l’associazione che riunisce quasi tutte le compagnie aeree del mondo e che gestisce, tra le altre cose, l’assegnazione dei codici aeroportuali. Fu fondata nel 1945 a L’Avana e ha sede a Montréal. Ogni aeroporto aperto al traffico commerciale riceve una sigla di tre lettere, pubblicata e aggiornata periodicamente sulla IATA Airline Coding Directory. Queste sigle le vedi ovunque: sul biglietto, sull’etichetta del bagaglio, su Skyscanner accanto al nome dello scalo. Sono il linguaggio comune di tutto il sistema commerciale dell’aviazione civile.
La logica di assegnazione è semplice, almeno in teoria. Nella maggior parte dei casi le tre lettere derivano direttamente dal nome della città o dell’aeroporto. SYD è Sydney, NAP è Napoli, ATH è Atene, BCN è Barcellona. Quando il nome della città è già preso o crea confusione con un altro scalo, si ricorre al nome della zona, al nome storico dell’aeroporto o a combinazioni creative. Il risultato è un sistema quasi logico, con le sue belle eccezioni che vale la pena conoscere.
Quando il codice non è quello che ti aspetti
Alcune sigle sono diventate famose proprio perché sembrano non avere senso. Prendiamo Chicago O’Hare: il codice è ORD, non ORH né CHI. Il motivo è che l’aeroporto si chiamava Orchard Field prima di essere ribattezzato in onore dell’aviatore Edward “Butch” O’Hare nel 1949. Il codice originale rimase e nessuno lo cambiò più. Stessa storia per Los Angeles, il cui codice LAX sembra inspiegabile fino a quando non scopri che negli anni in cui si passò dai codici a due lettere a quelli a tre, molti aeroporti americani aggiunsero semplicemente una X al codice precedente: LA diventa LAX.
Newark, il terzo aeroporto di New York, ha il codice EWR perché “NEW” era già assegnato altrove. L’aeroporto di Toronto Pearson fa YYZ perché i codici canadesi iniziano quasi tutti con Y, un’eredità del sistema ferroviario storico, e le lettere successive derivano dall’identificativo radio della zona. Il Kansas City International usa MCI, dal suo vecchio nome Mid-Continent International. Più che un sistema, sembra una raccolta di aneddoti storici trasformati in tre lettere.

Perché il codice IATA ti riguarda davvero
La ragione pratica per cui dovresti conoscere questi codici è semplice: le città con più aeroporti. A Roma ci sono Fiumicino (FCO) e Ciampino (CIA). A Milano hai Malpensa (MXP), Linate (LIN) e Orio al Serio (BGY). A New York esistono JFK, LaGuardia (LGA) e Newark (EWR). A Londra la situazione è ancora più articolata, con Heathrow (LHR), Gatwick (LGW), Stansted (STN), Luton (LTN) e City Airport (LCY).
Quando prenoti un volo, controlla sempre il codice dell’aeroporto di arrivo prima di confermare. Un biglietto su Ryanair da Milano a Londra potrebbe portarti a Stansted, che dista oltre un’ora dal centro con i mezzi. Un volo low cost verso Parigi potrebbe atterrare a Beauvais (BVA), che di parigino ha solo il nome. Il codice IATA ti dice esattamente dove stai andando, anche quando il nome della destinazione sul motore di ricerca sembra suggerire altro.
Il sistema ICAO: quello che usano i piloti
Mentre tu guardi il codice IATA sul tuo biglietto, in cabina di pilotaggio usano un sistema diverso. L’ICAO, l’agenzia dell’ONU che sovrintende all’aviazione civile mondiale, ha sviluppato un proprio sistema di codici a quattro lettere pensato non per i passeggeri ma per chi opera i voli: piloti, controllori del traffico aereo, stazioni meteorologiche, centri di coordinamento. Non lo vedrai mai su Skyscanner, ma è quello che compare nei piani di volo, nelle comunicazioni radio e in tutta la documentazione operativa.
La differenza sostanziale rispetto all’IATA è che i codici ICAO non sono etichette casuali: hanno una logica geografica rigida, senza eccezioni. La prima lettera identifica una macro-area del pianeta, la seconda il paese, le ultime due lo scalo specifico. È un sistema costruito per essere inequivocabile, esattamente quello di cui ha bisogno chi gestisce il traffico aereo e non può permettersi ambiguità. Un codice IATA sbagliato ti manda la valigia nel posto sbagliato. Un codice ICAO sbagliato in un piano di volo è un altro tipo di problema.
Come si legge un codice ICAO italiano
Per l’Europa meridionale si usa la lettera L, e la seconda lettera per l’Italia è I: tutti gli aeroporti italiani iniziano con LI. Da lì le ultime due lettere identificano regione e scalo specifico, seguendo uno schema che una volta capita la logica diventa quasi intuitivo.
Fiumicino è LIRF: L Europa meridionale, I Italia, R Roma, F Fiumicino. Malpensa è LIMC, Linate è LIML, Catania Fontanarossa è LICC, Napoli Capodichino è LIRN. Puoi verificare tutti i codici degli aeroporti italiani direttamente sul sito dell’ENAC, che è l’ente nazionale per l’aviazione civile e tiene i dati aggiornati. Gli americani, pragmatici come sempre, hanno adottato una scorciatoia: aggiungono K davanti al codice IATA. JFK diventa KJFK, LAX diventa KLAX, ORD diventa KORD. Non segue esattamente i criteri geografici dell’ICAO, ma funziona e nessuno si è mai lamentato.
I codici IATA che fanno sorridere
Un sistema con decine di migliaia di combinazioni possibili prima o poi produce qualche risultato involontariamente comico. L’aeroporto di Derby Field in Nevada ha il codice LOL. Un piccolo scalo in Namibia ha ottenuto OMG. Sioux City nello Iowa si è ritrovata con SUX, ha provato a cambiarlo per anni e alla fine ha deciso di farne un punto di forza per le campagne di marketing della città. Non tutti i codici raccontano storie eroiche come O’Hare, a volte raccontano solo la difficoltà di trovare tre lettere sensate per ogni angolo del pianeta.




