Caos in Medio Oriente: le compagnie che taglieranno i voli in estate per il prezzo alle stelle del kerosene
Per ora, gli effetti della guerra in Iran sul mondo del trasporto aereo si sono visti quasi esclusivamente con i […]

Per ora, gli effetti della guerra in Iran sul mondo del trasporto aereo si sono visti quasi esclusivamente con i rincari dei voli tra l’Europa e l’Asia (e viceversa), conseguenza della minore offerta causata dallo ‘stallo’ degli hub del Golfo. Ma con la stagione estiva all’orizzonte, le cose potrebbero peggiorare notevolmente, soprattutto se, come ha affermato, l’Iran manterrà un rigido controllo sul transito delle navi (petroliere incluse) attraverso lo Stretto di Hormuz, anche a guerra (eventualmente) finita.
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Al momento il transito di navi cisterna, che era di una sessantina al giorno nel mese di febbraio, si è ridotto a poche unità, con il conseguente crollo nell’afflusso di greggio verso alcuni mercati, incluso quello europeo. Un crollo che va nella direzione opposta al boom di domanda che si avvertirà in modo netto a partire dal mese di giugno e poi ancora in luglio e agosto.
Più domanda si traduce in più voli, che a loro volta comportano un maggiore consumo di carburante. Ma se il carburante scarseggia, i prezzi si impennano (come peraltro stanno già facendo), senza considerare l’ipotesi più estrema di una quantità di kerosene insufficiente a soddisfare la richiesta estiva.
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Da questo punto di vista lo scenario peggiore sarebbe quello del Regno Unito, che al momento avrebbe riserve di kerosene per tre mesi; Germania e Italia ne avrebbero per almeno sette mesi, Irlanda e Francia per otto mesi.

Alcune compagnie stanno già adottando contromisure, o le stanno valutando in vista del picco della stagione estiva. Così, il CEO di Ryanair (la più grande compagnia aerea europea), Michael O’Leary, ha pronosticato possibili riduzioni di voli nei mesi di giugno, luglio e agosto, se la fornitura di jet fuel non dovesse tornare quella consueta. Questo perché l’aumento del prezzo del combustibile avrebbe effetti sui prezzi dei biglietti, che a loro volta avrebbero effetti depressivi sulla domanda da parte di clienti particolarmente sensibili al fattore prezzo (come lo sono tutti i passeggeri delle low-cost).

Il Gruppo Lufthansa sta valutando se fermare tra i 20 e i 40 aerei. Lo scenario peggiore (quello dei 40 aerei parcheggiati) comporterebbe il blocco del 5,5% dei suoi aeromobili. ITA, disponendo della flotta più giovane, moderna e green di tutto il gruppo (e anche di tutta Europa), dovrebbe essere al riparo da queste misure, che potrebbero invece toccare in modo più consistente i quadrireattori (A340-300 e A340-600) in forza proprio alla casa madre del gruppo, la tedesca Lufthansa, che consumano molto di più dei bireattori widebody.

La scandinava SAS, a marzo, ha già sforbiciato il suo operativo ma ad aprile i tagli saranno ben più consistenti, visto che nell’arco del mese ha già previsto di cancellare un migliaio di voli.

L’americana United, la più grande compagnia aerea del mondo per dimensioni della flotta, ridurrà tra aprile e settembre del 3% i voli operati negli orari e nei giorni off-peak, quelli in cui c’è un fisiologico calo della domanda.

In Asia, Vietnam Airlines (che opera un collegamento giornaliero tra Milano Malpensa e Hanoi, utilizzato naturalmente anche per raggiungere altre mete della regione molto popolari in estate come la Thailandia e l’Indonesia) ha già sospeso 7 rotte domestic e 23 voli a settimana per risparmiare carburante, ma non esclude ulteriori cancellazioni nel prossimo trimestre, se il prezzo del jet fuel dovesse rimanere ai livelli attuali.
Vietnam Airlines
Star Alliance
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