Come diventare pilota di aerei: quello che c’è davvero dietro a quella porta
Quante volte hai guardato la porta della cabina di pilotaggio e ti sei chiesto come si fa a finire dall’altra […]

Quante volte hai guardato la porta della cabina di pilotaggio e ti sei chiesto come si fa a finire dall’altra parte? È davvero possibile diventare pilota di aerei per una persona normale?
In questo articolo:
È una domanda che quasi tutti si sono posti almeno una volta, specialmente chi ama volare. La risposta non è semplice né veloce, ma è più accessibile di quello che si pensa, almeno in teoria. In pratica, il percorso per sedersi su quel sedile di sinistra è lungo, costoso e selettivo. Ecco come funziona davvero.
Il punto di partenza è la visita medica
Prima ancora di mettere piede in una scuola di volo, c’è un passaggio obbligatorio che può decidere tutto in anticipo: la visita medica aeronautica. Chi vuole diventare pilota professionista deve ottenere un certificato medico di prima classe, rilasciato da centri autorizzati dall’ENAC. I requisiti riguardano vista, udito, pressione sanguigna, salute cardiovascolare e psicologica. Non è una visita banale, e alcune condizioni possono precludere la carriera sin dall’inizio. Meglio saperlo prima di investire tempo e denaro nella formazione.
Le diverse licenze per diventare pilota di aerei PPL, CPL, ATPL
Arrivare a fare il comandante di un aereo di linea prevede diversi step. Quelli più importanti sono scanditi dall’ottenimento delle tre licenze richieste dai regolamenti internazionali. Si tratta di un percorso obbligato e ognuna delle tre licenze ha con requisiti e costi diversi.
La PPL, Private Pilot Licence, è la prima. Permette di pilotare per passione, con passeggeri non paganti, ma non per lavoro. Richiede un minimo di 45 ore di volo, esami teorici e pratici, e costa tra i 7.000 e i 15.000 euro a seconda della scuola e del paese. Per molti è il primo assaggio per capire se la cosa fa davvero per loro.
Il prossimo passo è l’ottenimento della CPL, Commercial Pilot Licence, questa è la licenza che permette di lavorare. Per ottenerla bisogna già avere la PPL, accumulare almeno 150 ore di volo totali, superare esami più approfonditi e aggiungere abilitazioni come il volo notturno e il volo strumentale. Il costo si aggira tra i 15.000 e i 30.000 euro.
Ottenute le prime due si deve affrontare la terza fase del percorso. L’ATPL, Airline Transport Pilot Licence, è la licenza che abilita a diventare comandante su un aereo di linea. Questa sezione del percorso è a sua volta divisa in due tempi. Prima si superano gli esami teorici ATPL insieme alla CPL: a quel punto si ottiene l’ATPL “frozen”, cioè congelata. Con questa licenza si può già lavorare come primo ufficiale su aerei di linea. Mentre si vola professionalmente si accumulano le 1.500 ore di volo richieste, e quando si raggiunge quella soglia l’ATPL si scongela diventando completa. Solo a quel punto si è abilitati a ricoprire il ruolo di comandante.
Il type rating: l’abilitazione per ogni aereo
A completare il tutto un ulteriore step da superare per far decollare finalmente la propria carriera come pilota o primo ufficiale di linea. Infatti avere l’ATPL non significa poter pilotare qualunque aereo di linea. Per ogni tipo di aeromobile serve un’abilitazione specifica chiamata type rating. Un pilota abilitato sull’Airbus A320 non può salire su un Boeing 737 senza prima ottenere il type rating per quel modello, e viceversa. Non sono licenze intercambiabili.
Il corso per un type rating dura alcune settimane e comprende studio teorico, simulatore e voli di addestramento in linea con un istruttore. Il costo si aggira tra i 20.000 e i 30.000 euro. A volte lo paga la compagnia aerea all’assunzione, spesso però con un accordo che vincola il pilota a restare per un certo numero di anni, pena la restituzione di parte dei costi. In altri casi, soprattutto con alcune low cost, il type rating è a carico del pilota come condizione per essere assunti.
Ogni volta che un pilota cambia flotta o passa a un tipo di aereo diverso, deve ripetere il percorso. È per questo che i piloti tendono a costruire la loro carriera restando a lungo sullo stesso tipo di aeromobile, accumulando esperienza e anzianità su quella macchina specifica prima di considerare un cambio.
Percorso integrato o modulare per diventare pilota di aerei
Le scuole di volo offrono due strade per diventare pilota di aerei. Il percorso integrato parte da zero e porta fino alla CPL con ATPL teorico in due o tre anni di formazione continuativa, full time. È la scelta di chi è giovane, ha le finanze in ordine e vuole arrivare il prima possibile. Il costo complessivo in Italia va dai 60.000 ai 100.000 euro.
Il percorso modulare è più lungo ma più flessibile: si ottengono le licenze una alla volta, lavorando in parallelo ad altro se necessario. Richiede più anni ma si può finanziare step by step. I costi totali sono simili, ma distribuiti nel tempo.
Alcune compagnie, tra cui easyJet e Wizz Air, hanno programmi di selezione diretta con scuole partner che garantiscono un colloquio al termine del corso. Non è un’assunzione garantita, ma è un canale preferenziale.
Gli anni da primo ufficiale
Come accennato anche una volta ottenuta la licenza, non si vola immediatamente da comandante. Si entra in compagnia come primo ufficiale, il copilota seduto a destra nella cabina. Qui inizia la gavetta vera: si accumulano ore di volo, si impara la gestione reale delle situazioni in linea, si lavora su aerei sempre più grandi e complessi. Il passaggio a comandante non è automatico né veloce. Nelle grandi compagnie europee possono volerci dieci o quindici anni, a volte di più, e il salto dipende dalle disponibilità interne, dall’anzianità e dal superamento di corsi e test specifici. Non tutti ce la fanno.
Sul piano economico, un primo ufficiale italiano all’inizio di carriera guadagna intorno ai 1.700-2.500 euro netti al mese, una cifra che può sembrare bassa considerando l’investimento fatto per arrivare fin lì. Con l’anzianità lo stipendio cresce, e un comandante con esperienza può arrivare a 6.000-9.000 euro netti al mese nelle compagnie tradizionali. Nelle grandi compagnie del Golfo come Emirates o Qatar le cifre per i comandanti possono superare i 13.000 dollari mensili.
La vita del pilota non è solo volare
C’è una cosa che i film non mostrano quasi mai: la vita di un pilota di linea è regolata in ogni dettaglio da normative EASA precise su ore di volo massime, riposi obbligatori e limiti di servizio giornalieri. Non si può volare oltre un certo numero di ore al mese, e tra un turno e l’altro sono previsti riposi minimi.
Chi vola su rotte brevi europee di solito rientra a casa spesso. Chi fa lungo raggio vive con la valigia pronta, trascorre notti in hotel in mezzo mondo e accumula jet lag come professione collaterale. I turni sono irregolari, includono notti, festività e weekend. È un lavoro bellissimo per chi ama l’aviazione, ma richiede una disponibilità alla vita nomade che non fa per tutti.
Vale la pena diventare pilota di aerei?
Dipende da cosa cerchi. Se ami volare davvero, la risposta per molti piloti è sì, nonostante i costi e i sacrifici. Il settore dell’aviazione civile è in crescita strutturale e la domanda di piloti nei prossimi decenni è destinata ad aumentare, con particolare pressione in Asia e Medio Oriente dove la carenza è già oggi molto sentita.
Ovviamente non tutti coloro a cui piace viaggiare in aereo hanno anche la passione di voler pilotare un aereo. È possibile essere appassionati di aviazione civile, di aeronautica e viaggi in aereo anche senza diventare pilota di aerei ma interpretando il modo dell’aviazione civile in altra chiave come da anni ha deciso Matteo Rainisio con The Flight Club. Se sei qui perché ami gli aerei e vuoi capire questo mondo da dentro, su TheFlightClub trovi molto altro: dal funzionamento delle compagnie aeree ai diritti dei passeggeri, fino ai programmi frequent flyer che ti permettono di volare in business pagando con i punti.




