Dal bozzolo alla pista: KLM “libera” gli Embraer e li riporta in volo
Nel giro di pochi giorni KLM ha iniziato a riportare in linea alcuni Embraer E195-E2 che, fino a poco tempo […]

Nel giro di pochi giorni KLM ha iniziato a riportare in linea alcuni Embraer E195-E2 che, fino a poco tempo fa, erano letteralmente sigillati in una pellicola protettiva. Non è un modo di dire: questi aerei erano stati messi in deposito nel 2024 all’aeroporto di Twente, completamente avvolti per proteggerli durante uno stop forzato.
Perché erano stati fermati
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Il motivo dello stop è lo stesso che negli ultimi anni ha colpito diverse compagnie: i problemi ai motori Pratt & Whitney GTF. Nel 2024 la disponibilità era diventata talmente limitata da costringere KLM Cityhopper a fermare parte della flotta, trasferendo quattro E195-E2 a Twente per uno stoccaggio di lungo periodo.
La parte curiosa per una persona non del mestiere è che, prima di essere parcheggiati, gli aerei sono stati preparati seguendo procedure molto precise: motori, APU e batterie rimossi, e poi l’intero velivolo avvolto in una pellicola speciale – il cosiddetto “cocoon” – pensata per proteggere sia l’esterno che l’interno da umidità, agenti atmosferici e degrado nel tempo.
Il risultato è quasi surreale: aerei moderni, praticamente nuovi, conservati come oggetti delicati in attesa che torni disponibile il componente più critico.
Come funziona il rientro in servizio
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Il ritorno in linea è tutt’altro che immediato: ogni aeromobile segue un processo piuttosto lungo che parte dalla rimozione della pellicola protettiva e arriva fino alla certificazione finale.
Dopo averne fatto l’unboxing, l’aereo viene riassemblato con la reinstallazione dei motori e degli altri componenti principali. Seguono test a terra, controlli approfonditi e verifiche di aeronavigabilità prima di poter tornare a operare voli commerciali.
In parallelo, KLM sta anche introducendo alcune modifiche, come l’installazione del Wi-Fi di bordo, sfruttando questa fase di fermo prolungato per aggiornare la cabina. L’intero processo richiede circa due mesi per ogni velivolo, motivo per cui il rientro è inevitabilmente graduale.
Quando manca un pezzo, si ferma tutto
Questa storia degli Embraer “impacchettati” sembra quasi un dettaglio curioso, ma in realtà racconta bene come è cambiata l’aviazione negli ultimi anni. Non è che questi aerei non servissero, ma semplicemente non potevano volare: senza motori disponibili, anche una flotta nuova di zecca diventa inutilizzabile.
Ad oggi il vero limite non è la domanda, ma la disponibilità tecnica. Motori, componenti, capacità di manutenzione: basta che uno di questi elementi venga meno e l’intero sistema si inceppa, con aerei parcheggiati per mesi nonostante siano pronti a volare.
Il fatto che ora stiano tornando in servizio è chiaramente un segnale positivo, perché indica che la situazione si sta sbloccando e che la disponibilità dei motori sta migliorando. Ma è anche un promemoria abbastanza concreto di come dietro un volo che parte in orario, spesso c’è molto più lavoro (e qualche compromesso) di quanto si immagini.
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