Delta Jet Drag, quest’anno ci sarò anche io: tirerò un Boeing per beneficenza
Ci sono eventi che vanno oltre il mondo dei voli, delle lounge e delle tessere fedeltà. Eventi dove l’aviazione diventa […]

Ci sono eventi che vanno oltre il mondo dei voli, delle lounge e delle tessere fedeltà. Eventi dove l’aviazione diventa solo il mezzo, mentre il vero protagonista è il motivo per cui ci si mette in gioco.
In questo articolo:
Tra pochi giorni parteciperò per la prima volta al Delta Jet Drag, una delle iniziative benefiche più particolari che esistano nel mondo aviation: squadre da 25 persone che si sfidano trascinando un Boeing 757 da oltre 115.000 kg per circa 8 metri sulla pista, con l’obiettivo di raccogliere fondi per l’American Cancer Society. L’evento si svolge ad Atlanta ed è diventato negli anni uno dei simboli dell’impegno di Delta nella lotta contro il cancro.
Cos’è il Delta Jet Drag
Il Delta Jet Drag non è una trovata social, ma un appuntamento benefico consolidato. Secondo l’American Cancer Society, più di 170 squadre da 25 persone partecipano a questa gara, cercando di spostare nel minor tempo possibile un Boeing 757 per circa 7,6 metri. Attorno alla sfida c’è molto di più: attività, raccolta fondi e coinvolgimento di migliaia di dipendenti Delta e sostenitori provenienti da tutto il mondo.
La partnership tra Delta Air Lines e American Cancer Society dura da oltre vent’anni e, secondo ACS, ha già generato oltre 22 milioni di dollari a sostegno della ricerca e dei programmi di assistenza ai pazienti oncologici.
Raccolti quasi 1.5M di dollari

Il dato aggiornato ad ora segna una raccolta che superato il milione e 300 mila dollari e il mio team è arrivato secondo nella classifica della raccolta, certo negli USA le donazioni le scarichi come costi dalle tasse, mentre i miei 600$ di donazione non hanno questo vantaggio, ma sono contentissimo di aver dato il mio aiuto alla causa.
Perché ho scelto Gretchen’s Gazelles #1
Non mi sono aggregato a un team qualsiasi. Ho scelto Gretchen’s Gazelles #1 perché dietro questo nome non c’è solo una squadra forte nella raccolta fondi, ma una storia che sento profondamente in sintonia con il mio modo di vivere certe iniziative.

Come racconta il team stesso, Gretchen era la figlia della flight attendant Delta Jane Mitchell-Reimers. Dopo una diagnosi di tumore al cervello nel 2014, Gretchen ha affrontato la malattia con coraggio, circondata dal marito, dalle figlie e da una rete di affetti. Dopo la sua scomparsa, nel 2015, Jane ha promesso di onorarne la memoria trasformando quel dolore in qualcosa di concreto: raccolta fondi, sostegno alla ricerca e aiuto ai pazienti oncologici. Nel tempo, attorno a quella promessa è nata una comunità di dipendenti Delta, clienti e amici che ha portato Gretchen’s Gazelles a raccogliere oltre 1,5 milioni di dollari.
Il legame con Flying Angels
Per me questa scelta ha anche un significato ancora più personale.
In Italia, da sempre, sostengo Flying Angels, una realtà che aiuta i bambini gravemente malati a raggiungere in aereo gli ospedali dove possono ricevere cure salvavita. Ed è proprio per questo che Gretchen’s Gazelles mi è sembrato il team giusto: perché anche qui il cuore del progetto non è solo la beneficenza in astratto, ma l’aiuto concreto a chi sta affrontando la parte più dura della vita.

Chi segue TFC sa bene una cosa: i bambini sono da sempre i membri ufficiali di The Flight Club. Può sembrare una battuta, ma non lo è. Dietro c’è l’idea che il viaggio, quando può diventare strumento di aiuto, abbia un valore molto più grande di qualsiasi status, upgrade o carta fedeltà.
E allora sì, partecipare al Jet Drag con un team nato per trasformare una tragedia familiare in sostegno reale ai pazienti oncologici mi è sembrato il modo più naturale per continuare, anche dall’altra parte dell’oceano, un percorso che per me ha sempre avuto una direzione molto chiara.
Quando l’aviazione serve davvero a qualcosa
Raccontiamo spesso il mondo del trasporto aereo per ciò che rappresenta per noi appassionati: cabine, rotte, lounge, programmi fedeltà, nuovi sedili e promozioni. Ma giornate come questa ricordano che l’aviazione può essere anche altro.

Può essere una comunità che si muove per una causa comune. Può essere un aereo che, per una volta, non serve a portare persone da una parte all’altra del mondo, ma a raccogliere fondi per chi sta combattendo una battaglia infinitamente più importante. Può essere un gruppo di colleghi, amici, frequent flyer e sostenitori che si mettono insieme per fare rumore nel modo giusto. Ed è anche per questo che sono felice di esserci.
Perché ve lo racconto

Ve lo racconto perché questa volta non sarò a bordo a recensire un posto finestrino o a controllare se la lounge serve champagne vero oppure no. Questa volta sarò in pista, a tirare insieme agli altri un Boeing da oltre 115.000 kg per raccogliere fondi contro il cancro.
E sinceramente, in mezzo a tutte le cose assurde che mi è capitato di fare nel mondo dei viaggi, questa è una di quelle di cui ha davvero senso parlare.
SkyTeam
ATL



