“Sono stato tra i primi HON Circle Members italiani, oggi ho deciso di lasciare Miles&More”: il racconto di un vero frequent flyer
Quando dico che c’è un mondo di persone che viaggiano molto più di me, intendo esattamente questo

Ogni tanto nei commenti, sui social o sul canale WhatsApp qualcuno pensa che fare tanti voli significhi automaticamente avere visto tutto, capito tutto, provato tutto, ma soprattutto che il Barbone con i suoi 150 voli all’anno viaggi molto.
In questo articolo:
Non è così. C’è un mondo di passeggeri che vola da decenni, che ha attraversato stagioni intere del frequent flying, che ha vissuto programmi fedeltà quando ancora non erano governati da dashboard, algoritmi e punti da rincorrere. La testimonianza che pubblichiamo oggi va esattamente in questa direzione: il racconto di un lettore che ha passato mezzo secolo in aereo, che è stato tra i primi HON Circle di Lufthansa e che, dopo 21 anni consecutivi al top, ha deciso di mollare tutto.

A testimoniare che non si tratta di un millantatore ci sono queste tre tessere, non è facile averne una, figuriamoci queste 3 contemporaneamente.
“Sono stato tra i primi HON Circle Member, oggi ho deciso di lasciare Lufthansa”
C’è un passaggio che colpisce più di tutti nel racconto di questo lettore: non parla da osservatore esterno, ma da cliente che ha dato al gruppo Lufthansa una fedeltà quasi irripetibile.
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Il suo primo volo intercontinentale risale addirittura al 1975, sulla rotta Milano-New York-Caracas. Negli anni ’80 era già Senator/Gold di Lufthansa, in un’epoca in cui Miles & More ancora non esisteva e il riconoscimento dei migliori clienti, racconta, era affidato più alla valutazione umana che agli automatismi di oggi. Poi sono arrivati Swissair, Lufthansa, i viaggi di lavoro, quelli di vacanza, e infine l’ingresso nell’élite del programma: HON Circle, introdotto da Miles & More nel 2005.
Oggi per ottenere o rinnovare questo status servono 6.000 HON Circle Points in un anno solare, punti che vengono accreditati solo sui voli in Business e First delle compagnie del gruppo LH.
Per oltre due decenni questo lettore ha rinnovato la tessera senza interruzioni. Ventuno anni consecutivi da HON Circle, costruiti con una logica che i frequent flyer di lungo corso conoscono bene: non sempre scegliere la rotta più comoda, ma quella più utile per mantenere lo status. Un modo di viaggiare che spesso significa accettare scali, allungare i tempi, sacrificare praticità in nome della fedeltà al programma.
Il punto di rottura: da privilegio esclusivo a meccanismo sempre più rigido
Nel suo racconto c’è anche un tema che molti iscritti Miles & More conoscono bene: la sensazione che il programma non stia più cercando di fidelizzare i suoi clienti migliori, ma solo di farli correre più velocemente.
Oggi HON Circle non si basa più sul vecchio sistema delle miglia, ma su quello dei punti. La soglia ufficiale è fissata a 6.000 HON Circle Points in un anno, mentre lo status Lifetime previsto dal programma riguarda solo Frequent Traveller Lifetime e Senator Lifetime: Miles & More prevede infatti il raggiungimento di Frequent Traveller a vita con 30.000 Qualifying Points e di Senator a vita con 40.000 Qualifying Points, ma non esiste un equivalente “HON a vita” pubblicamente indicato nelle regole attuali.
Ed è proprio qui che nasce la frattura raccontata dal lettore. Perché chi vola tanto, tantissimo, non guarda solo al badge nero nel wallet o alla carta fisica nel portafoglio. Guarda al senso del rapporto con la compagnia. E quando quel rapporto smette di sembrare reciproco, il castello comincia a scricchiolare.
“Volando altrove ho scoperto che si viaggia meglio, si perde meno tempo e si spende anche meno”
La parte più interessante della testimonianza, forse, è che non è uno sfogo nostalgico. È il racconto di una liberazione.
Pur essendo ancora HON fino a febbraio 2027, il lettore spiega di avere già iniziato a volare con altre compagnie, citando Royal Jordanian, Oman Air, Turkish Airlines e Uzbekistan Airways, e di avere scoperto una cosa che per molti viaggiatori business è quasi una bestemmia da pronunciare ad alta voce: fuori dall’ecosistema Lufthansa, in certi casi, si viaggia meglio.
Meglio perché si vola più spesso con prodotti business veri anche sul corto e medio raggio. Meglio perché si evitano coincidenze inutili. Meglio perché si dimezzano i tempi di viaggio. Meglio perché si riduce il rischio di perdere una connessione. E meglio, aggiunge, anche dal punto di vista economico.
È una riflessione che fa male soprattutto a Lufthansa, perché arriva da uno di quei clienti che una compagnia dovrebbe tenersi stretto. Anche perché, almeno sulla carta, il programma continua a presentare HON Circle come il livello più esclusivo dell’universo Miles & More, con benefici come accesso alle First Class Lounge, servizio chauffeur e assistenza dedicata.
L’episodio che ha lasciato il segno: “Dopo anni da HON mi hanno promesso una tessera a vita… ma era Senator”
C’è poi il passaggio più amaro di tutto il racconto. Non riguarda punti, soglie o routing. Riguarda il riconoscimento.
Il lettore racconta che, alcuni anni fa, sua moglie, Senator da lungo tempo, ricevette una comunicazione con cui Lufthansa le offriva la Senator a vita una volta terminato il suo status. Poco dopo arrivò una lettera simile anche per lui. Dopo anni da HON, però, non gli venne riconosciuta una forma di HON permanente, ma sempre e soltanto una Senator a vita.
Dal punto di vista formale, la cosa è coerente con l’impianto attuale del programma, che pubblicamente prevede solo gli status Lifetime di Frequent Traveller e Senator. Ma dal punto di vista emotivo, per chi ha passato 21 anni consecutivi da HON Circle, il messaggio è un altro: hai dato tutto, ma alla fine verrai comunque ricondotto al gradino sotto.
Ed è qui che la questione smette di essere tecnica e diventa personale.
La morale? Forse non vale sempre la pena rincorrere uno status
La chiusura della testimonianza è probabilmente la frase che riassume tutto: “non vale la pena di correre dietro agli status”. Cosa che qui a TFC ripetiamo allo sfinimento.
Detta da uno che lo ha capito dopo mezzo secolo di voli e dopo 21 anni da HON, pesa più di mille tutorial su come ottimizzare i punti. Perché non arriva da chi gli status non li ha mai avuti, ma da chi li ha vissuti al massimo livello possibile.
E forse è proprio questo il punto. I programmi fedeltà servono quando ti aiutano a viaggiare meglio. Quando invece cominciano a condizionare il modo in cui prenoti, il tempo che perdi, le rotte che scegli e persino la qualità del prodotto che accetti a bordo, allora il rischio è che il gioco smetta di valere la candela.
Il paradosso finale è tutto qui: mentre molte compagnie provano a conquistare i passeggeri premium, altre sembrano fare di tutto per perderli.
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