Se non bastasse il caro carburante, il caos in Medio Oriente e l’UK ETA adesso è aumentata pure la Air Passenger Duty, volare in UK e via Londra costa sempre di più
Come se non bastassero tariffe sempre più care, fuel surcharge, tasse aeroportuali e prezzi impazziti soprattutto nei periodi di punta, […]

Come se non bastassero tariffe sempre più care, fuel surcharge, tasse aeroportuali e prezzi impazziti soprattutto nei periodi di punta, dal 1° aprile 2026 chi parte dal Regno Unito deve fare i conti anche con un aumento della Air Passenger Duty, la tassa britannica sui passeggeri aerei.
In questo articolo:
Non è una novità assoluta, perché esiste da anni, ma il tema torna di attualità perché Londra ha deciso di alzare le aliquote per il periodo 2026-2027, spiegando che i vecchi aumenti non avevano tenuto il passo con l’inflazione.
Che cos’è la Air Passenger Duty

La Air Passenger Duty, abbreviata in APD, è una tassa applicata ai voli in partenza dal Regno Unito. Formalmente viene versata da compagnie aeree e operatori, ma lo stesso governo britannico spiega nero su bianco che, nella pratica, il costo viene normalmente trasferito al consumatore nel prezzo del biglietto. Quindi sì, anche se tecnicamente non la paga direttamente il passeggero al banco del check-in, alla fine la paga eccome, perché finisce dentro il totale del biglietto.

Questa imposta non è uguale per tutti: cambia in base a distanza della rotta, classe di viaggio e, per alcune cabine, anche in base allo spazio del sedile. Esiste infatti una tariffa ridotta per la classe più economica, una standard per le cabine superiori e una ancora più alta riservata ai jet privati più grandi.
Come impatta davvero sul prezzo del biglietto
Il punto chiave è questo: l’APD non è una tassa teorica che resta nei bilanci delle compagnie, ma una voce che di solito viene scaricata sul cliente finale. Questo significa che quando compri un biglietto in partenza da Londra, Manchester, Edimburgo o da qualsiasi altro aeroporto britannico, una parte del prezzo include già questa imposta. E quando l’imposta sale, è molto probabile che salga anche il costo del biglietto.

L’impatto è più evidente sui voli a lungo raggio e nelle cabine premium. Per chi vola in economy su tratte corte, l’aumento è contenuto ma comunque reale; per chi vola in business class o su rotte intercontinentali, l’effetto è molto più visibile. In altre parole: se già oggi partire dal Regno Unito spesso costa più che partire da altri Paesi europei, dal 1° aprile questa differenza sarà ancora più marcata.
Quando aumenta
Le nuove tariffe sono entrate in vigore per i passeggeri trasportati dal 1° aprile 2026 e fino al 31 marzo 2027. Il provvedimento era stato annunciato già con l’Autumn Budget 2024, proprio per dare al settore il tempo di adeguarsi, visto che molti biglietti vengono acquistati con largo anticipo. Il governo britannico ha inoltre precisato che dal 2027-2028 in avanti le tariffe saranno arrotondate al penny e non più alla sterlina, quindi ci sarà una nuova revisione anche negli anni successivi.
Le nuove tariffe APD dal 1° aprile 2026
Per i voli nella Band A, cioè fino a 2.000 miglia da Londra, la tassa è di 15 sterline in tariffa ridotta e di 32 sterline in tariffa standard. Per la Band B, cioè tra 2.001 e 5.500 miglia, si sale a 102 sterline in economy e 244 sterline nelle cabine superiori. Per la Band C, cioè oltre 5.500 miglia, l’APD arriverà a 106 sterline in economy e 253 sterline nelle classi premium. Ecco spiegati perchè i biglietti premio di BA e Virgin hanno le tasse/supplementi più alti del mondo (o quasi).
Tradotto in esempi pratici, un volo da Londra a Roma in economy sconta una APD da 15 sterline, mentre in business sale a 32 sterline. Su un Londra–New York, invece, si parla di 102 sterline in economy e 244 sterline in business. E su tratte ancora più lunghe, come quelle verso Asia o Oceania, si arriva rispettivamente a 106 e 253 sterline. Sono cifre che non spiegano da sole il prezzo finale, ma incidono eccome, soprattutto quando si sommano a sovrapprezzi carburante e tasse aeroportuali già molto salate.
Chi è esente

Ci sono poche eccezioni. I bambini sotto i 16 anni sono esenti dall’APD se viaggiano nella classe più bassa disponibile, mentre i bambini sotto i 2 anni senza posto assegnato non pagano la tassa in nessuna classe. Per tutti gli altri, salvo casi particolari, l’imposta resta una componente fissa del prezzo quando si parte dal Regno Unito.
In conclusione
Molti frequent flyer italiani usano il Regno Unito come punto di partenza per itinerari long haul, biglietti premio o costruzioni multi-tratta. Ed è proprio qui che l’APD pesa di più: non tanto sul volo low-cost da weekend, ma sui biglietti intercontinentali e soprattutto sulle cabine premium, dove può aggiungere decine o centinaia di sterline al costo complessivo. In un momento in cui i supplementi carburante non mollano la presa, questa è un’altra voce che rende ancora meno conveniente partire dall’UK
Il succo è semplice: la Air Passenger Duty è una tassa britannica sui voli in partenza dal Regno Unito, viene quasi sempre ribaltata sul passeggero e dal 1° aprile 2026 aumenterà ancora. Non parliamo di una rivoluzione, ma di un altro mattoncino che spinge verso l’alto il prezzo finale dei biglietti. E quando sommi tasse, surcharge e tariffe base sempre meno amichevoli, il risultato è che volare dal Regno Unito costerà ancora di più.



