Si chiama ‘sterile cockpit’: cosa è assolutamente vietato fare ai piloti durante rullaggio, decollo e atterraggio
Ha fatto molto scalpore (ma anche ridere) il ‘dialogo’ tra i piloti di due regional jet all’aeroporto Ronald Reagan di […]

Ha fatto molto scalpore (ma anche ridere) il ‘dialogo’ tra i piloti di due regional jet all’aeroporto Ronald Reagan di Washington. Sulla frequenza di emergenza dello scalo americano uno dei due miagola e l’altro risponde abbaiando. Il controllore di torre li riprende richiamandoli a comportarsi “da piloti professionisti”, ma i due smettono solo quando, superandosi in senso dell’umorismo, il controllore li sfotte dicendo loro “È per questo che pilotate ancora dei regional jet”.
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L’accaduto è stato ripreso negli ultimi giorni da tutti i principali media americani, non fosse altro per i gravissimi incidenti che hanno recentemente coinvolto dei jet regionali in aeroporti particolarmente congestionati come il La Guardia di New York e proprio il Reagan di Washington. Contesti operativi che, anziché miagolii e altri versi da fattoria degli animali, richiederebbero la massima vigilanza da parte dei piloti.
Detto questo, tuttavia, i due ‘animaletti’ erano fermi al gate, e quindi in una fase del loro lavoro in cui non vengono applicate particolari restrizioni a ciò che gli equipaggi fanno e dicono a bordo (anche se occupare una frequenza di emergenza in quel modo è comunque a dir poco inopportuno).

I piloti, in alcune fasi del volo, devono invece attenersi a un preciso protocollo di sicurezza che in inglese è chiamato ‘sterile cockpit’. A definirne i contorni, per poi applicarlo per la prima volta nel 1981, è stata l’americana Federal Aviation Administration (FAA). Ma da allora è stato adottato pressoché da tutte le agenzie deputate alla sicurezza del volo.
Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, la FAA aveva appurato, sulla base delle indagini condotte dal National Transportation Safety Board (NTSB), che una serie di incidenti era stata con-causata da equipaggi di volo che erano distratti dai loro compiti di pilotaggio perché impegnati in conversazioni e attività non essenziali durante le fasi critiche del volo.
Il protocollo di sicurezza applicato negli USA dal 1981 dice che “nessun membro dell’equipaggio di volo può svolgere, né il comandante può consentire, qualsiasi attività durante una fase critica del volo che possa distrarre un membro dell’equipaggio dalle proprie mansioni o che possa in qualsiasi modo interferire con il corretto svolgimento di tali mansioni. Attività come consumare pasti, intrattenere conversazioni non essenziali all’interno della cabina di pilotaggio, comunicazioni non essenziali tra equipaggio di cabina e cockpit, e la lettura di pubblicazioni non pertinenti alla corretta conduzione del volo non sono necessarie per la sicurezza dell’aeromobile”.

E che “le fasi critiche del volo includono tutte le operazioni a terra che coinvolgono il rullaggio, il decollo e l’atterraggio, nonché tutte le altre operazioni di volo condotte al di sotto dei 10.000 piedi, ad eccezione del volo di crociera“.
In Italia, l’applicazione sistematica e armonizzata del protocollo è avvenuta mediante il recepimento delle normative europee, in particolare del regolamento n. 1899/2006: entrato in vigore nel luglio 2008, ha formalizzato gli standard operativi per il trasporto aereo commerciale, includendo l’obbligo di evitare attività non essenziali nelle fasi critiche del volo. L’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile) è l’organo deputato a vigilare affinché ogni operatore aereo italiano inserisca la procedura dello ‘sterile cockpit’ nel proprio Manuale Operativo.

“La procedura di sterile cockpit non viene chiamata, né viene letta in alcuna check-list prima o durante le fasi critiche del volo” spiega a The Flight Club il primo ufficiale di una grande compagnia low-cost europea. “È semplicemente prevista da manuale: sotto i 10.000 piedi le conversazioni sono limitate a quelle operative e anche a terra in fase di rullaggio ci si concentra esclusivamente su dove si è dove si deve andare, mantenendo sempre alta la situational awareness”.







