Tregua in Medio Oriente, parla il boss della IATA. Carburante, hub del Golfo e prezzi dei biglietti: cosa succede ora
E’ una tregua, molto precaria e della durata di appena due settimane. Non una pace firmata con l’inchiostro su carta. […]

E’ una tregua, molto precaria e della durata di appena due settimane. Non una pace firmata con l’inchiostro su carta. Per cui, pensare che la buriana sul trasporto aereo sia passata solo perché stanotte gli Stati Uniti e l’Iran hanno deciso di non spararsi addosso, tutto ciò che hanno (o quasi) nei rispettivi arsenali, è una pura illusione.
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Certo, la riapertura provvisoria dello Stretto di Hormuz è una bella notizia, visto che i primi segnali di difficoltà nell’approvvigionamento regolare di carburante in alcuni aeroporti si erano già intravisti la settimana scorsa. Ma i piani delle compagnie per far fronte a un’eventuale scarsità di jet fuel e/o a prezzi elevatissimi dello stesso non sono certo stati gettati nel cestino della carta straccia. L’industria del trasporto aereo funziona solo se riesce a prevedere e pianificare sul medio e lungo termine. Per cui, di fatto, poco è cambiato rispetto alla pre-allerta lanciata alla fine della scorsa settimana.

A dirlo è stato, stamattina, lo stesso presidente della IATA, Willie Walsh, il quale ha dichiarato che “ci vorranno mesi, sempre che tutto vada nella giusta direzione, perché le forniture di carburante tornino a normalizzarsi, considerate le interruzioni della capacità di raffinazione in Medio Oriente delle ultime settimane. Non credo che tutti abbiano compreso appieno quanto fosse concentrata la capacità produttiva in alcune parti del mondo”, ha aggiunto Walsh.

Il numero 1 della International Air Transport Association si è detto invece fiducioso del fatto che “gli hub del Golfo si riprenderanno, e molto rapidamente”. Sempre che, ovviamente, alla tregua di due settimane e ai colloqui di pace segua l’effettiva conclusione del conflitto. Certo, le compagnie della regione dovranno riportare ‘a casa’ decine e decine di aeromobili spediti al sicuro in alcuni aeroporti europei e in alcuni casi, invece, lasciati parcheggiati laddove si trovavano all’erompere del conflitto il 28 febbraio scorso. Ed è chiaro che tutto il meccanismo della turnazione degli equipaggi dovrà essere riportato a pieno regime.
Tuttavia, vista l’incertezza persistente su cosa accadrà di qui a due settimane, è assai probabile che i voli e le destinazioni operate dalle tre big del Golfo prendano sì quota, ma che si resti ancora lontani da quello che si definisce ‘pieno regime’, sia quanto alle flotte operative, sia quanto alle destinazioni e alle frequenze con cui quelle destinazioni sono servite.
E’ tuttavia possibile che, già dai prossimi giorni, le offerte al ribasso verso molte destinazioni dell’Asia vengano ritoccate al rialzo. Mentre ci vorrà tempo (e il ritorno delle tre grandi del Golfo in ‘full scale’) perché compagnie come Singapore Airlines, Thai, Cathay Pacific e tutte quelle che hanno tratto vantaggio dal collegare Europa e Asia senza dover fare uno scalo nella zona di guerra, riportino i prezzi alla normalità.
Insomma, lo scenario peggiore, per ora, è stato scongiurato. Ma si continuerà a vivere, di fatto, alla giornata, fino a quando gli Stati Uniti e l’Iran metteranno per iscritto la fine del conflitto.
Oneworld
DXB




