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Spirit chiude dopo 34 anni, ma nasce “Spirit 2.0”: la campagna popolare che vuole riportarla in volo

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Spirit chiude dopo 34 anni, ma nasce “Spirit 2.0”: la campagna popolare che vuole riportarla in volo

Spirit Airlines, una delle compagnie aeree ultra low cost più note del Nord America, ha cessato tutte le operazioni l’altro […]

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Spirit chiude dopo 34 anni, ma nasce “Spirit 2.0”: la campagna popolare che vuole riportarla in volo
di Mattia Porcu
4 Maggio 2026

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Spirit Airlines, una delle compagnie aeree ultra low cost più note del Nord America, ha cessato tutte le operazioni l’altro ieri, lo scorso 2 maggio 2026, dopo 34 anni di attività. Il vettore, come abbiamo raccontato in queste pagine, ha annunciato la cancellazione immediata di tutti i voli e l’avvio di una procedura di chiusura ordinata, lasciando migliaia di passeggeri senza alternative immediate e coinvolgendo circa 17.000 dipendenti. 

In questo articolo:

    Nessuno salva Spirit, nemmeno Trump. Aerei a terra per la più grande ultra low-cost americana
    Nessuno salva Spirit, nemmeno Trump. Aerei a terra per la più grande ultra low-cost americana

    La fine delle attività arriva dopo anni complessi segnati da ristrutturazioni finanziarie, tentativi di rilancio e ricerca di nuovi capitali. Negli ultimi mesi, poi, la situazione si sarebbe ulteriormente aggravata a causa dell’aumento dei costi operativi e del carburante. 

    Spirit Airlines

    I tentativi di salvataggio non sono bastati

    Negli anni precedenti Spirit Airlines aveva cercato più strade per restare sul mercato: tra queste, anche operazioni di fusione e acquisizione. JetBlue, ad esempio, aveva tentato di rilevare Spirit nel 2022 con un’offerta da circa 3,8 miliardi di dollari, ma l’operazione non si è concretizzata. Secondo le ricostruzioni pubblicate nelle ultime ore, la compagnia avrebbe anche cercato un sostegno federale da 500 milioni di dollari senza però arrivare a un accordo definitivo. 

    Nasce “Spirit 2.0”: i clienti vogliono comprare la compagnia

    Poche ore dopo la chiusura, sui social media è partita una campagna chiamata “Spirit 2.0”, promossa da Hunter Peterson, doppiatore e content creator: l’idea, in sintesi, è quella di coinvolgere ex passeggeri, dipendenti e sostenitori per tentare di acquistare la compagnia prima dell’intervento di investitori privati. 

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    Il progetto si presenta come una forma di proprietà diffusa: non un singolo proprietario miliardario, ma una base ampia di sostenitori pronti a contribuire economicamente: sul sito della campagna, infatti, compare il messaggio “the people can own it”, ovverosia “la gente può possederla”. 

    Oltre 88 milioni di dollari promessi in poche ore

    Secondo quanto riportato dai media statunitensi, nel giro di un solo giorno l’iniziativa ha registrato oltre 23 milioni di dollari in promesse di contributo da oltre 36.000 persone: ad oggi, 4 maggio, la cifra è salita a 88 milioni di dollari. Attenzione, però: non si tratta di fondi già versati sul conto della campagna.

    In pratica, i cosiddetti pledge non vincolanti sono semplici dichiarazioni di interesse: per farla ancora più semplice, chi aderisce indica quanto sarebbe disposto a investire o contribuire in futuro, ma senza effettuare alcun pagamento immediato e senza obbligo legale di mantenere l’impegno preso.

    Questo significa che la cifra annunciata rappresenta il potenziale sostegno economico raccolto finora, non capitale già disponibile per acquistare o rilanciare Spirit Airlines; per trasformare quelle promesse in risorse concrete servirebbe un passaggio successivo, con una raccolta fondi effettiva e accordi formali con i partecipanti. L’obiettivo indicato dagli organizzatori sarebbe arrivare a 1,7 miliardi di dollari in impegni complessivi, una cifra comunque molto distante dalle valutazioni emerse nelle precedenti trattative industriali.

    Il modello di riferimento è quello della squadra NFL Green Bay Packers

    Gli organizzatori hanno spiegato di ispirarsi al modello dei Green Bay Packers, storica franchigia NFL nota per una struttura proprietaria diffusa tra centinaia di migliaia di azionisti. L’idea sarebbe applicare per la prima volta un sistema simile al trasporto aereo commerciale statunitense. 

    Se il progetto dovesse concretizzarsi, rappresenterebbe un caso inedito in un settore tradizionalmente dominato da grandi gruppi industriali, investitori istituzionali e fondi finanziari.

    Perché la chiusura di Spirit conta per il mercato aereo

    Spirit Airlines era diventata negli anni un simbolo del trasporto aereo a basso costo negli Stati Uniti. La compagnia aveva costruito la propria identità su tariffe aggressive e un modello ultra low cost che ha spesso spinto anche i concorrenti a ridurre i prezzi sulle stesse rotte. La sua uscita di scena riapre quindi il dibattito sul futuro dei voli economici negli USA. Il successo iniziale di “Spirit 2.0” mostra che una parte del pubblico considera ancora importante la presenza di vettori capaci di offrire biglietti a prezzi molto bassi.

    In conclusione: che cosa succede adesso

    Al momento non esiste un’offerta formale né un piano operativo dettagliato per il ritorno della compagnia. La campagna resta in fase iniziale e dovrebbe affrontare eventuali ostacoli, sia finanziari che che industriali, molto rilevanti.

    Tuttavia, nel giro di poche ore dalla chiusura di Spirit Airlines, il progetto ha già riportato al centro del dibattito il tema dell’accessibilità del trasporto aereo e del ruolo delle compagnie ultra low cost nel mercato statunitense.

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