Volare fa invecchiare di meno? La fisica dietro a una domanda che sembra assurda
La risposta breve è sì. Quella lunga è sì, ma preparati a una delusione. Quando sei su un aereo in […]

La risposta breve è sì. Quella lunga è sì, ma preparati a una delusione.
In questo articolo:
Quando sei su un aereo in crociera a 10.000 metri, il tempo scorre per te in modo leggermente diverso rispetto a chi è rimasto a terra. Non è una sensazione, non è una metafora sulla lentezza delle attese in aeroporto. È fisica, ed è misurabile. Einstein lo aveva previsto più di un secolo fa e qualcuno ha avuto la pazienza di verificarlo nel modo più letterale possibile.
Due orologi atomici comprano un biglietto aereo
Era il 1971 e due fisici americani, Joseph Hafele e Richard Keating, avevano un problema di budget. Volevano testare la teoria della relatività di Einstein sul campo, ma non disponevano di un laboratorio spaziale o di attrezzature particolarmente sofisticate. Quello che avevano erano tre orologi atomici, precisi al nanosecondo, e un’idea semplice quanto geniale.
Lasciarono uno degli orologi in aeroporto, a Washington. Poi comprarono dei biglietti aerei, sistemarono gli altri due orologi sui sedili e li mandarono a fare il giro del mondo, uno verso est e uno verso ovest. Quando gli aerei atterrarono, confrontarono i tempi segnati dai tre orologi.
I risultati confermarono le previsioni della relatività ristretta e generale: gli orologi che avevano volato segnavano tempi diversi rispetto a quello rimasto a terra, con differenze dell’ordine del nanosecondo. Non una quantità che si nota guardando l’orologio al polso, ma abbastanza da dimostrare che Einstein aveva ragione su tutta la linea. L’esperimento è raccontato in dettaglio su Asimmetrie, la rivista dell’INFN, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Perché il tempo non scorre uguale per tutti
Ci sono due effetti che entrano in gioco quando sei su un aereo, e vanno in direzioni opposte.
Il primo riguarda la quota. A 10.000 metri la gravità terrestre è leggermente inferiore rispetto al suolo. La relatività generale di Einstein dice che dove la gravità è minore il tempo scorre più veloce. Quindi l’altitudine tenderebbe a farti invecchiare leggermente più in fretta rispetto a chi è rimasto a casa.
Il secondo riguarda la velocità. Un aereo di linea vola a circa 900 chilometri orari. La relatività ristretta dice che più vai veloce, più il tempo rallenta per te rispetto a un osservatore fermo. Questo effetto va nella direzione opposta al primo e, sui voli commerciali, prevale.
Il risultato netto è che mentre sei in volo invecchi un pochissimo meno di chi ti aspetta a terra. Pochissimo vuol dire qualche decina di nanosecondi per ogni ora di volo. Un nanosecondo è un miliardesimo di secondo. Fai tu il conto di quanto ti conviene in termini di longevità.
Quanto tempo guadagni esattamente
Un frequent flyer che vola 100 ore all’anno accumula un vantaggio di qualche migliaio di nanosecondi. Matteo Rainisio, che di ore ne vola ben di più di 100 all’anno, magari guadagna qualche centinaia di migliaia di nanosecondi. In una vita intera di voli, parliamo di frazioni di millisecondo. Non abbastanza da notarlo allo specchio, non abbastanza da rimandare il check-up dal medico, non abbastanza da giustificare il costo del biglietto in business class come investimento sulla salute.
Per mettere il numero in prospettiva: dormire una notte in più, fare una passeggiata di mezz’ora o mangiare una verdura al posto di una patatina fritta ha sull’aspettativa di vita un effetto miliardi di volte superiore. Einstein è affascinante, ma la dieta mediterranea batte la fisica relativistica quando si tratta di invecchiare bene.
Il rovescio della medaglia da considerare
C’è però una parte della storia che di solito viene dimenticata quando si parla di aerei e invecchiamento, e va esattamente nella direzione opposta.
A quota di crociera, l’atmosfera è più sottile e protegge meno dalle radiazioni cosmiche che arrivano dallo spazio. Il risultato è che durante un volo si è esposti a una dose di radiazioni ionizzanti superiore a quella che si riceve a livello del mare. Per un passeggero che vola qualche volta all’anno è del tutto trascurabile. Ma per chi vola centinaia di ore l’anno la questione è abbastanza seria da essere regolamentata. L’ENAC classifica piloti e personale di cabina come lavoratori esposti a radiazioni ionizzanti, con limiti annuali di esposizione e monitoraggi periodici, esattamente come avviene per chi lavora in ambienti con altre fonti di radiazione.
Ironia della sorte: l’aereo ti fa invecchiare relativisticamente di meno e biologicamente di più, per motivi completamente diversi e con effetti che non si equivalgono nemmeno lontanamente.
Quindi conviene volare per vivere più a lungo?
In senso strettamente fisico, sì. In senso pratico, la domanda non ha molto senso. I nanosecondi guadagnati grazie alla dilatazione temporale sono reali ma irrilevanti per qualsiasi decisione che riguardi la tua salute o la tua longevità.
Quello che puoi dire, la prossima volta che sei bloccato in un lungo raggio con le ginocchia contro il sedile davanti e la mascherina dell’ossigeno che ti fissa dall’alto, è che tecnicamente stai invecchiando un po’ meno di tutti quelli che conosci. È una consolazione marginale, lo ammettiamo, ma è supportata da Einstein in persona.



