Passaporto sanitario in Europa, a che punto siamo? - The Flight Club
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Passaporto sanitario in Europa, a che punto siamo?

Il tempo sta per scadere, dopo che il Regno Unito si è già attrezzato con il suo Passaporto Sanitario, gestito…

Il tempo sta per scadere, dopo che il Regno Unito si è già attrezzato con il suo Passaporto Sanitario, gestito tramite l’applicazione VeryFLY, l’Europa non può stare a guardare, bisogna tornare a viaggiare in sicurezza.

In questo articolo:

    La pandemia ha scombussolato i piani di molti, il settore del turismo è stato ed è tutt’ora uno dei più colpiti e conseguentemente anche le compagnie aeree hanno risentito economicamente questa crisi.

    Una delle proposte avanzate dall’International Air Transport Association era proprio quella di istituire un Travel Pass, gestito tramite apposite applicazioni per smartphone, al fine di monitorare il tracciamento di coloro che hanno effettuato un tampone o che si sono sottoposti a vaccino prima della partenza.


    Il pressing della presidente von der Leyen

    Il presidente della Commissione Europea, Ursula von Der Leyen, ha annunciato tramite un tweet che già a marzo sarà presentata una proposta legislativa che permetterà la creazione di un Green Pass digitale, che consentirà gli spostamenti tra gli stati membri e oltre.

    Il Green Pass dunque fornirà prova che il viaggiatore si è sottoposto a vaccinazione contro Covid-19 oppure il risultato del test negativo per coloro che ancora non hanno potuto accedere al vaccino e in generale tutte le info utili riguardo quarantena e norme di comportamento anti contagio.

    Per ultimo, ma non meno importante, il presidente assicura il rispetto della privacy, della sicurezza e della protezione dei dati degli utenti. Tema molto a cuore soprattutto a noi italiani, data la famosa polemica scaturita dall’istituzione dell’app Immuni.

    La posizione dell’Italia

    Inizialmente l’Italia non si era schierata né a favore né contro l’adozione di un Passaporto Sanitario, ma recentemente la situazione si è sbloccata grazie all’intervento del nuovo premier Mario Draghi che si è detto favorevole all’iniziativa.

    Il commissario europeo agli Affari economici, Paolo Gentiloni, si è così espresso:

    “Bene se si riesce a creare un certificato comune, non deve contenere chissà quali informazioni, ma semplicemente il dato che il titolare è stato vaccinato ed eventualmente se solo con la prima o anche con seconda dose. Detto questo, c’è anche una faccia della medaglia molto delicata e difficile che riguarda la necessità di bilanciare l’interesse alla ripresa di settori economici con l’evitare discriminazioni”.

    Anche l’Italia dunque è al lavoro per introdurre questo utile strumento di tracciamento, solo se si tratta di un progetto a larga scala europea e non dettato da singoli stati membri.

    Il garante della privacy sposa la linea di Gentiloni, dichiarando che i dati sullo stato vaccinale di ogni singolo individuo sono delicati ed è necessario un trattamento congruo degli stessi per evitare di ledere i diritti fondamentali delle persone.

    Il vaccino italiano per sopperire la mancanza

    E’ notizia nota che le agenzie farmaceutiche che si stanno occupando della produzione e distribuzione delle fiale sono in affanno, le dosi sono dimezzate e addirittura AstraZeneca ha dichiarato che è disposta a cedere le licenze di produzione per far fronte all’enorme richiesta di vaccini contro Covid-19.

    Ecco che in queste settimane si sta parlando sempre più di produrre il siero in casa, grazie alla partenza della sperimentazione per Takis, ReiThera e Irbm. L’azienda ReiThera ha già superato la prima fase e si appresta ad accedere alla fase 2, mentre Takis ha iniziato la fase 1.

    A quanto pare qualcosa si sta muovendo e dopo le titubanze iniziali sull’istituzione di un Passaporto Sanitario per gli spostamenti, adesso sembra che finalmente l’iniziativa stia prendendo corpo.

    Gradualmente torneremo a prenotare biglietti aerei con le nostre miglia e ci dimenticheremo di questa brutta avventura!

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